Grafomani per necessità

“Voi donne parlate troppo”.
Vero: sembriamo nate per questo e ci stordiamo da sole, fin da piccole, con tutte quelle chiacchiere fitte e veloci.

Noi mamme però ormai ci proviamo soltanto, nei ritagli di tempo. Collezionando un numero imbarazzante di conversazioni interrotte.

Ci proviamo all’ingresso dell’asilo e all’uscita da scuola, scambiandoci solo qualche battuta di circostanza e, se accenniamo qualche discorso un po’ più strutturato, lo dobbiamo sicuramente abbandonare per dare e ricevere un bacio di saluto, per seguire una mano che ci strattona impaziente, per rispondere senza indugi ad una richiesta per i programmi del pomeriggio, per correre a casa richiamate all’ordine dall’enfatico grido “mamma, voglio la merenda, muoio di fame!“.

Ci proviamo per telefono, accavallando le nostre voci a quelle dei bambini che piangono, chiedono, litigano fra loro, intervengono, sostenendo la cornetta con la spalla mentre li nutriamo, li cambiamo, li laviamo, mentre tiriamo fuori i giocattoli, i pennarelli, i fogli e qualsiasi altra cosa, incredibilmente, diventi sempre urgentemente necessaria proprio mentre saremmo in altro impegnate.

E poi, qualche volta, ci proviamo organizzandoci per bene: dai, vediamoci, da me, da te, nel tal parco… così i bambini giocano e noi chiacchieriamo.

Sì… chiacchieriamo!

Ne viene fuori un caos di preamboli lasciati lì, di domande rimaste senza risposta, di racconti monchi, di osservazioni sconclusionate.
Difficile, alla fine di questi tentativi di conversazione amena, persino cercare di tirare le fila.

Già, stavamo parlando di quello e poi lei è andata a recuperare la palla uscita dall’area gioco. Ce ne siamo dimenticate.
Poi mi raccontava quell’altra cosa e il Bimbo Grandicello si è fatto male, così io l’ho consolato e lei è andata a procurarsi del ghiaccio. Chissà come è andata a finire?
Mi chiedeva del nostro pediatra e io alla fine non le ho nemmeno detto il nome, perché uno dei suoi si è allontanato, oppure la Piccolina si è avvicinata troppo alle altalene in movimento, oppure il Grandicello ha ricominciato a piangere, oppure il suo le ha chiesto una cosa, oppure…
Facevamo progetti sulle prossime occasioni di incontro e ci siamo accorte che ormai era ora di andare lei a casa, io a recuperare il Grande al corso di calcio. E alla fine, già lontane, ci siamo lanciate la solita promessa: ciao! ci vediamo ancora, eh? dobbiamo ripetere.

Ogni tanto ci vuole, sicuramente. È bello guardarsi in faccia, far incontrare i bambini, sentire le voci e vedere i sorrisi.
Però è anche tanto faticoso. Non riusciamo a concludere un discorso. Non un ragionamento, per quanto banale, sembra avere un capo e una coda.

Pare così strano, poi, che ci ritroviamo tutte dietro una tastiera?
Restando ognuna nel luogo in cui deve essere, mettendo insieme quei frammenti di tempo concessi o rubati, siamo una folla di donne che non vedono l’ora di scrivere: un post, un commento qua e là, una mail, anche solo un sms… per provare l’ebbrezza di finire una frase, riuscendo a metterci il punto.

24 Thoughts on “Grafomani per necessità

  1. io ormai vivo appesa ad un “ti richiamo” perenne. E mi da’ così fastidio perchè poi presa da tutto il resto mi dimentico di richiamare.

  2. verissimo!
    tanto che sabato pomeriggio, al parco con una mamma, le ho lasciato l’url del mio blog, che era l’unico modo che avevo per finire un discorso con lei…

  3. Assolutamente si!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    E per fortuna esiste Internet e Facebook e i blog e le chat e i forum e… 😉

    Un abbraccio
    Angela

  4. Come è vero!!!!

  5. In effetti quando vedo un’amica può capitare che mi dica: sì, so tutto, l’ho letto sul blog. A volte fa comodo. Potremmo ribattezzare i nostri blog “discorsi ininterrotti disponibili 24h su 24”.

  6. menomale che ci sono le chiacchiere sui blog e gli sms, oltre al telefono…altrimenti come avremmo fatto noi due? 🙂

  7. Come è vero, io ho perennemente il torcicollo da cornetta sulla spalla. E comunque non sono mai conversazioni solo con la mia amica, ma ci sono anche i bambini o il cassiere al supermercato a farti perdere il filo. E’ la rivincita della parola scritta.

  8. io sabato al mare ho interrotto la mia amica che chiaccchierava amabilmente con un’altra. AIUTAMI le ho detto con gli occhi sbarrati L’HO PERSO!!!!

  9. è sempre bello leggere in un altro blog cose che mi frullano in mente sempre più spesso – ma di cui non riesco mia a PARLARE proprio per i motivi di cui parli tu…

    grazie per questo post, mi ha fatta sentire in buona compagnia!

  10. …io a volte credo di sfiorare (e non solo sfiorare) la maleducazione quando nel tentativo di parlare con una persona cercando di mettere due parole in fila che abbiano senso o quando con un orecchio ascolto e con gli occhi cerco la mia bambina per tenerla sotto controllo, taglio malamente la conversazione per causa forza maggiore. che fatica. anche a me é successo di dare l’indicazione del mio blog per avere un’idea meno frammentata di me…che dire, evviva la realtà virtuale che ci permette di completare quello che nella realtà non possiamo!

  11. Paola on 4 maggio 2010 at 21:22 said:

    Con le mie amiche funziona in questo modo: dopo aver messo a dormire i bambini scatta la chat di skype! E tra frasi e “faccine” riusciamo a fare lunghissime chiaccherate!!

  12. eccomi qui, presente, io sono quella del ghiaccio… mannaggia, mannaggia ai maschi scatenati (cioe’, al maschio scatenato, ovvero il mio, che chissà dove ha tirato la palla…)…

  13. hai davvero ragione…
    oltre al mondo blog, le rare volte che sono riuscita a portare a compimento una conversazione con le amiche guardandole in faccia era la sera, via skype, una volta messi i bimbi a letto.
    Terribile

  14. Ben detto. Per fortuna siamo dotate di grande creatività!

  15. Proprio ieri, mi chiama una zia di mio marito. Stavamo scodellando gli gnocchi (non è colpa sua, è che i miei figli alle sette sbroccano di fame!), quindi mi sono scusata e le ho chiesto se potevamo richiamarla. La richiamo a cena finita: mi voleva dare due informazioni, di cui una interessante per il mio progetto di fumetto. Mi sarò fatta ripetere nomi e numeri per almeno un paio di volte, perché i figli facevano rumore e neanche mandandoli nella stanza accanto riuscivo a capire. E purtroppo non mi potevo spostare perché il cordless è rotto e ho solo il fisso.
    Come vedi, sei in (buona?) compagnia 🙂

  16. Verissimo!
    Io me le sogno le belle chiaccherate con le amiche che facevo in gioventù!
    Il mio essere grafomane poi è anche sfociato nella carta stampata: scrivere è davvero liberatorio!
    Ciao e complimenti per il blog!!!
    Francesca P.

  17. Verissimo…lo schermo e la rete attendono, anche se tra l’inizio e la fine di un post spesso passano interruzioni per fare la lavatrice, stendere i panni o cambiare un pannolino…

  18. hai ragionissima! un uomo non riuscirebbe mai a chiacchierare come facciamo noi, spesso mi riunisco con le mie amiche e abbiamo sempre il suono in sottofondo delle voci dei nostri figli, e noi imperterrite continuiamo, ma spesso in discorsi senza un senso:-)

  19. mi sembra di aver vissuto queste scene in prima persona … come mai?
    dai, ringraziamo questa rete, che ci permette di raccontarci comunque …

    paola

  20. Amanda Gris on 9 maggio 2010 at 23:24 said:

    Hai capito, sì, perché quella sera ti ho rimbambito di chiacchiere? Sola e lontana da casa: e quando mi ricapita?

  21. Hai ragione. Non a caso, anche il mio blog lo scrivo in ufficio, quando posso. Prezioso tempo rubato!

  22. io tra poco per parlare con mio marito chatto su fb!perciò ho messo su il blog…in cui scrivo quando la papazzana dorme…almeno posso fare un discorso completo!!!!

  23. Anonymous on 11 maggio 2010 at 08:34 said:

    Proprio domenica scorsa, al mare con i bambini, io ed una mia amica non siamo riuscite a finire una, e sottolineo una, frase. Come è vero quello che hai scritto!
    mammasidiventa.ilcannocchiale.it

  24. Alem: no, io non interrompo le chiamate… proseguo imperterrita in qualsiasi condizione…

    Polly e M di MS: é un’idea il biglietto da visita con URL!

    Angela: un abbraccio a te, cara.

    Piccolalory: ciao 🙂

    Ulcy: già, come avremmo fatto? e ancora adesso… mi è rimasta proprio qui, quella domenica pomeriggio a cui abbiamo dovuto rinunciare. A presto, spero!

    Oh mamma: è vero, il torcicollo…

    VereMamme: uno spavento così, prima o poi, ce lo prendiamo tutte. Minuti di terrore!

    Elle: a giudicare da tutti i commenti, siamo in tante a farci compagnia 🙂

    Maggie: facciamo tutte le stesse magre figure (cfr. VereMamme qui sopra :-))

    Paola: io nemmeno sapevo cosa fossero quelle faccine, prima di entrare nel gorgo di questa comunicazione via internet!

    Valewanda: ma no, sono tutti uguali! Quando giocano, si buttano senza freni.
    Però, quei discorsi… sono ancora lì sospesi… Alla prossima!

    Soleil e Laura: un abbraccio, blog-amiche 🙂

    Lanterna: il cordless rotto non si può nemmeno immaginare 😀

    Francesca P.: benvenuta qui e grazie!

    Mammolina: basta ricordarsi di salvare sempre tutto, e il computer per fortuna ci aspetta 🙂

    Supermamma: sempre più pollaio, eh? però ne abbiamo proprio bisogno.

    PaolaFrancy: scene familiari, vero? un bacio

    Amanda Gris: alle serate in libertà arriviamo cariche come molle… e chi ci ferma più?!

    Simo e Mammadifretta: ciao, passerò a trovarvi.

    Mamma si diventa: è così, non una frase! io me ne rendo conto quando rimango da sola e ci ripenso… mi domando che impressione possa rimanere, di una conversazione senza un pensiero compiuto… però evidentemente ci sentiamo tutte così.

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