giovedì 23 maggio 2013

Ho litigato con il tempo

Quest'anno ho litigato con il tempo.

L'ho strapazzato e stiracchiato per farci entrare tanti impegni nuovi, per non perdere le occasioni che mi si sono presentate e sforzarmi di dimostrare che potevo farle tutte mie, senza togliere niente alla famiglia.

Ho cercato di far finta che il tempo dedicato al sonno fosse inutile.

Ho anche provato a ingannarlo, il tempo, fissando alcuni impegni pomeridiani dei bambini quasi in contemporanea in posti diversi e correndo a testa bassa ogni giorno da una sede all'altra accettando la sfida della dirigenza della scuola e del Comune di Milano che mi hanno sistemato i figli (iscritti nella stessa scuola, purtroppo in ristrutturazione da tre anni) in due plessi distanti quasi un chilometro, senza venirmi incontro neanche con un minimo sfasamento dell'orario.

Il tempo, trattato così, è volato.

Però l'ho riempito: l'ho riempito di tante di quelle cose, persone, idee ed energie che solo un anno fa non avrei pensato possibili.

Se davvero anche gli incastri delle ultime settimane di scuola con le scadenze di un progetto che sta per concludersi riusciranno a funzionare… potrei persino avere la sensazione di aver vinto io.

Ma vinco solo perché, per fortuna, i tempi regolamentari sono quasi finiti: inizierà poi il tempo dilatato e sempre uguale dei lunghi mesi estivi in cui la solitudine dai bambini non esiste più, ma in cui anche gli orari e gli impegni sociali mollano un po' la presa.

E vincerò solo se riuscirò ad adattarmi, ancora una volta, a un brusco cambio di ritmo: dal pieno al vuoto, dall'apnea alla lentezza, come spesso a noi mamme è richiesto di fare, per assecondare le esigenze dei bambini, gli imprevisti e, banalmente, anche solo questo italiano calendario scolastico.

Prenderò la mia stanchezza, il mio kindle pieno di titoli in attesa e cercherò di fare pace con il tempo.

(E comincerò con una resa: sabato prossimo il MammacheBlog Social Family Day lo seguirò solo da lontano e in differita, perché la nostra famiglia avrà un impegno importante per la chiusura del ciclo delle elementari del Ragazzo Grande, uno di quei momenti in cui il tempo non lo freghi e devi fare una scelta.)


Questo post partecipa al blogstorming.

giovedì 31 gennaio 2013

Liberiamo una ricetta: le "Camille" con carote e mandorle #liberericette #freearecipe


Da sempre la Piccolina ha per i conigli una vera passione, che non conosce ancora appannamento, perciò le carote spesso si impongono, per simpatia, come ingredienti base delle ricette che ci piace sperimentare insieme.

"Facciamo i dolci per Teddy?", il primo e più grande amore (quello al centro, con le orecchie a pois), che però ormai è stato raggiunto da un nutrito gruppo di amici... e così via a sfornare Camille!


In primavera abbiamo portato questi muffins con carote e mandorle all'asilo, per la festa di fine anno, e, con mio grande stupore, sono andate a ruba anche fra i bambini, nonostante non contengano cioccolato. Quindi le prepariamo anche oggi, per tutti.


sabato 26 gennaio 2013

Capricci: ricordi di un tempo (fortunatamente) passato

Tanto sono superficiali la mamma o la nonna che, incrociandoti in un fortunato momento di pace, col cucciolo allegro che ti trotterella accanto sorridente, dicono al loro: "guarda: hai visto che bravo quel bambino? fai come lui!", quanto risultano insopportabili le stesse che ti squadrano come se fossi una torturatrice di bambini innocenti, mentre sei alle prese con un incontenibile e ingiustificabile capriccio.

Perché i capricci sono snervanti, indisponenti, delle prove durissime per la pazienza e l'amore genitoriali, ma, come in molte altre situazioni, anche per i capricci è proprio vero che l'inferno sono gli altri.

Col nostro primogenito abbiamo vissuto un'intensa stagione dei capricci: diciamo dei terrible-two iniziati a dieci mesi e finiti verso i tre anni e mezzo. Abbiamo fatto i conti col suo carattere vivace e caparbio, misurando la sua e la nostra ostinazione senza nessun risparmio di forze, soprattutto da parte sua.
Le abbiamo provate tutte, per lo più inutilmente: dai tentavi di persuasione col ragionamento, alle sgridate, all'abbraccio contenitivo, persino alle telefonate intercontinentali con Papà in 3D che da New York provava a calmarlo quando io da sola non avevo più risorse… fino a scoprire che, nel caso di capricci davvero immotivati e irrazionali, l'unico modo per interrompere il circolo vizioso era lasciarlo da solo per qualche istante, a fare i conti con la sua rabbia e lasciarla sbollire, per poi tornare da noi, una volta tranquillo, dopo pochi minuti, sorridente come se niente fosse stato.

Ovviamente però questa era una soluzione praticabile in casa, tra una stanza e l'altra senza neanche una porta chiusa in mezzo, non di sicuro in luoghi pubblici o all'aperto, dove invece mi toccava accollarmi il disgraziato scalciante e urlante e beccarmi gli sguardi di disapprovazione di cui sopra.
Bastava andare ai giardinetti e doverlo tenere lontano dal pallone o dai giocattoli di un altro bambino, oppure dirgli che era il momento di tornare a casa… e si scatenava il dramma.

La mia difesa, per un certo periodo che ha coinciso con la seconda gravidanza che mi rendeva ancora più difficile lo sforzo fisico del contenimento, è stata evitare un buon numero di situazioni a rischio. Senza neanche rendermene conto, sono stati alcuni mesi di isolamento l'unico modo che ho trovato per non dover affrontare il peso delle critiche, gli sguardi accusatori, persino frasi del tipo: "oh, poverino, perché piangi? cosa ti ha fatto la mamma?"… co-sa-ti-ha-fat-to-la-mam-ma?! Ditemi se non avevo buoni motivi per scegliere l'eremitaggio!

Poi, non so come, è cambiato tutto.
Chi ha conosciuto il nostro Grande dopo i tre anni e mezzo difficilmente riesce a immaginarselo capriccioso.
La nostra resistenza sembra esser stata premiata, come se tutto ciò che sembrava inutile e inascoltato avesse dato frutto in una volta sola, dopo mesi.
Col Grandicello e la Piccolina, poi, c'è stato solo qualche sporadico episodio,
mai così intenso, e forse subito affrontato e sdrammatizzato nel modo giusto.

Anche adesso abbiamo le nostre grane, eh! Non è che sia sempre tutto tranquillo a Casa in 3D, con i primi accenni di preadolescenza e la perenne competizione tra i fratelli con cui fare i conti.

Però l'età dei capricci finisce.
Ecco, alla fine questo è un post d'incoraggiamento.


Questo post partecipa al Blog Tank di Donna Moderna Bambino.

giovedì 10 gennaio 2013

Non di sole pulizie può vivere la casalinga #angoliocurve

Sono in casa, sì. E' da casa che scrivo, che aspetto di andare a prendere i bambini a scuola, che ricevo email e telefonate. E' in una casa che trascorro anche quasi tutte le vacanze.
Esco anche, eh. Come si dice, "faccio cose, vedo gente"...
Ma sono una mamma che ha scelto di stare a casa e della casa mi sento in dovere di occuparmi.

Però la cura della casa non riesce ad appassionarmi in sé, ma solo in quanto aspetto della cura della famiglia, semplicemente perché è il luogo in cui viviamo insieme.
In particolare le pulizie sono, senza dubbio, le faccende che mi pesano di più: amo cucinare e, se ne ho il tempo, lo faccio davvero con passione, riempio e svuoto le lavatrici quasi come uno sfogo terapeutico, riordinare mi dà qualche soddisfazione, persino stirare mi risulta meno antipatico... ma le pulizie, soprattutto quelle ordinarie, ripetitive, che non appena son finite sarebbe già ora di ricominciarle... quelle proprio non le sopporto!

Cosa diversa era occuparmi della nostra prima casa da sposini, quei due locali in cui ogni cosa aveva il suo posto e dove regnava una calma che ora definirei irreale. Adesso i risultati delle mie fatiche sono decisamente più frustranti, perché la situazione si è parecchio complicata: appena abbiamo avuto più spazio, abbiamo cominciato a riempirlo di figli, il tempo è diminuito, il disordine e l'accumulo di oggetti hanno preso il sopravvento e, soprattutto, la cura delle persone ha giustamente richiesto sempre più attenzione ed energia rispetto a quella per le cose.

"Perché non ti cerchi un aiuto?" mi chiedono spesso.

sabato 5 gennaio 2013

Te lo aspetti ma non sei pronta

Eccolo qui questo gennaio delle iscrizioni scolastiche. E adesso tocca pensarci davvero che anche la Piccolina a settembre inizierà la scuola e che il Grande farà il salto verso le medie: due prime classi, belle pesanti.
Sono quelle cose che sai, che ti aspetti, che senti di dover vivere anche come delle conquiste, ma che comunque sembrano sempre arrivare troppo in fretta.

Come quei due dentini che iniziano a dondolare improvvisamente e, anche se l'età è la stessa dei fratelli, ti colgono di sorpresa cadendo la stessa sera, perché lei è la Piccolina di casa e non ti senti pronta a pensare che nessuno avrà più in bocca quei minuscoli chicchi di riso…

Come i complessi cambiamenti del ragazzino che ti sta crescendo accanto, che ti è sempre sembrato aver voglia di rimanere bambino, che quasi credevi di dover spingere a desiderare la sua autonomia, che un po' ti stupisce perché cerca ancora la tua mano quando camminate per strada… ma quando poi, un giorno, senti sgusciare via veloce quella mano alla vista dei suoi compagni di classe, ti rendi conto che sì, sta diventando grande davvero. E te lo aspettavi, sai che è giusto così, ma avresti aspettato volentieri ancora un po'…

Fermeresti il tempo.

Poi ti accorgi che ti sei già innamorata di quella simpatica bocca sdentata.
E che ti godi sempre più la compagnia del tuo Ragazzo Grande, che ormai ride con te davanti ai programmi di satira e che, quando uscite con gli amici, passa più tempo partecipando ai discorsi degli adulti che a giocare coi bambini. Che non devi quasi più abbassarti per baciargli la fronte e che ti viene più facile abbracciarlo che dargli la mano.

Non eri pronta. Ma è bella anche questa nuova stagione. E non c'è modo migliore di veder passare il tempo che nel loro crescere.

lunedì 24 dicembre 2012

Già Natale


Mesi visti passare correndo. Ora queste giornate di festa in casa, insieme. Finalmente.
Auguri di serenità a tutti.