Riderci sopra è meglio

Non puoi raccontare proprio tutto tutto alla tua cara amica seduta sul divano mentre si accarezza la grande pancia, si confida e ti fa domande, perché assolutamente non vuoi essere una di quelle che spiattellano per filo e per segno i particolari più truculenti del loro parto a chi non c’è ancora passata, e nemmeno entrare nel novero delle noiosissime mamme-io facevo così-il mio bambino di qui, il mio bambino di là, perché sai che in fondo certe emozioni, finché non le si prova, non le si può nemmeno immaginare e perché pensi anche che sia giusto lasciare qualcosa alla sorpresa…

Però, davanti a quella panciona rotonda, ritorni con la mente alla prima gravidanza, con le sue incognite e le sue attese, ricordi bene che, fra le tue amiche, sei stata la prima ad aspettare un bimbo e che quindi ti guardavano come un animale da studiare, ma non avevano consigli da darti e che, d’altro canto, moltissime persone estranee, che a malapena avresti salutato, per il solo fatto di vederti incinta, si permettevano di investirti di suggerimenti, giudizi e racconti autobiografici non richiesti. Quasi che fare un bambino fosse una cosa pubblica, che consegna la tua vita nelle mani di chiunque abbia qualcosa da dire (solo da dire, eh? perché di aiuto non se ne riceve quasi mai, invece!).

E allora ti convinci che, come sempre, prenderla sul ridere sia la scelta migliore.
Perché sdrammatizzare le proprie paure rendendosi conto che sono quelle di tutte, prendersi un po’ in giro per non dare consigli ma solo sostegno nelle debolezze e sfogarsi con una battuta per le ingerenze che nessuna vorrebbe ma tutte, in un modo o nell’altro, subiscono è il modo più leggero per colmare la solitudine senza invadere spazi che devono rimanere privati.

Ti rivedi, tornata a casa da poche ore dall’ospedale, ritrovare in frigorifero i flaconi degli oli essenziali che al corso preparto ti erano stati indicati per combattere il dolore e accorgerti che, quando è arrivato il momento, li hai dimenticati lì, che durante il travaglio non ti sarebbe neanche lontanamente venuto in mente di annusare lavanda, salvia e altri aromi, come del resto hai rifiutato con un secco non mi toccare il massaggio lombare che il povero Papà in 3D era stato addestrato ad eseguire durante lo stesso corso… mentre l’unica frase dell’ostetrica Elena che continua a risuonarti nella mente e che, a posteriori, riconosci come la più espressiva fra le tante che hai sentito è: “per bene che vi vada, anche se non dovessero mettervi punti (e ahimè non è il tuo caso!), dopo il parto vi sentirete come se vi avessero dato 1000 calci nel sedere” e, finalmente libera dalle incertezze dell’attesa, col tuo bambino ormai fra le braccia, ci ridi su.

Ripensi alla resistenza che avevi, sul finire della gravidanza, all’idea di separarti dal tuo cucciolo e di doverlo condividere con l’abbraccio e l’amore di tutti gli altri e, dopo aver incrociato per la prima volta il suo sguardo che ti riconoscerebbe in mezzo a centinaia di altri e aver molto rapidamente compreso dalle sue grida che solo addosso a te si placano che la tua insostituibilità, per mesi, sarà indubbia e anche leggermente asfissiante… ecco che, nei momenti di grazia in cui almeno riesci a farti una doccia in intimità, ci ridi su.

Senti ancora come fosse oggi la voce di Papà in 3D che, vissuta l’esperienza della nascita con entusiasmo e presa una settimana di ferie per dedicarsi anima e corpo alla nuova famigliola, fra pratiche burocratiche da sbrigare e generi vari d’emergenza da procurarsi in farmacia, si dedica alle telefonate di rito e narra emozionato le vostre gesta, si produce in lodi sperticate della creatura e conclude con un’immancabile “è bravo, è bravo… e ci lascia anche dormire abbastanza di notte“… e tu, che hai passato la notte allattando ogni due ore e passeggiando su e giù per il corridoio cullando il pupo, proprio perché non disturbasse il sonno profondo del capofamiglia, non riesci a reprimere un “ma chi sarebbe che lascia dormire di notte???” però, dopotutto, nel vedere la gioia autentica negli occhi del neopapà pieno di buona volontà, ci ridi su.

E quante altre ne avresti ancora da raccontare, di quei giorni speciali, intensi, faticosi e irripetibili che hanno dato inizio alla tua avventura di Mamma, sempre ridendoci su

Mamma_che_RidereEcco perché questo blog collabora, insieme ad altri 9 chiamati a raccolta da the Talking Village, all’iniziativa Mamma che ridere! Il primo spettacolo sulla maternità scritto a tantissime mani. Compresa la tua.

Infatti anche tu che lo leggi, lasciando un commento divertente a questo e ad altri post che saranno contrassegnati con questo banner, potrai partecipare: un tuo aneddoto sulla gravidanza e la maternità potrebbe essere premiato e diventare spunto per uno spettacolo comico che andrà in scena il prossimo maggio. Quindi commenta e racconta!

Se poi sei una blogger e vuoi diventare a tua volta partner ufficiale scrivendo dei post sul tuo blog, puoi iscriverti compilando il modulo che trovi nel sito. In questo caso ti saranno riservati 2 posti per assistere allo spettacolo che si terrà a Milano a fine maggio e potresti addirittura trasformarti da semplice spettatrice a co-autrice, se sarai una delle 5 blogger selezionate per partecipare ad un incontro con l’autore dello spettacolo per definirne insieme i contenuti.

17 Thoughts on “Riderci sopra è meglio

  1. ah ah, io non devo scrivere un commento divertente perchè non ho bisogno dei pannolini!!!
    mi ci ritrovo molto nelle tue parole, mamma in 3D! anch’io ho provato spesso la sensazione che la gravidanza e i figli fossero un evento pubblico. quando aspettavo le gemelle ero sconvolta dal fatto che la gente mi fermasse per strada per dirmi che la mia pancia era bella.
    e non parliamo poi dell’andare in giro con tre piccoli al seguito…sembra siano i figli del popolo!;)E INVECE SONO MIEEEEEEE! 🙂

  2. E dai, Polly… raccontaci qualcosa di buffo anche solo per il gusto della compagnia (e l’invitante prospettiva di contribuire con un’idea allo spettacolo teatrale, no?)!!! 🙂

  3. Il lato emozionante e magico del parto l’ho già raccontato da me. Qualcosa di divertente? Si si, riesco a trovarlo se scavo bene nella memoria…
    “Vorrò fare un parto naturale, senza aiuti, voglio assaporare tutto, dolore compreso…” Questo prima…Dieci minuti dopo essere entrata in sala parto, dopo che l’ostetrica ha rotto le acque…”Voglio l’epidurale, fatemi l’epidurale, non ce la faccio”… Anestesista non disponibile …che gioia!
    Le donne nei film urlano, sembrano possedute, io ho una soglia alta del dolore e solitamente soffro in silenzio…credo che mi abbiano sentito in tutto il piano.
    Come sfogare il dolore? Risolto: Papi! Credo che sia piuttosto comune stringere le mani del dolce consorte….morderle forse no….bè insomma…mi dicono che l’ho fatto!
    “Ahia, ahia, ahia” Ostetrica corre…”No, no, ho un crampo alla gamba, non riesco a muoverla” E ostetrica che mette il mio piede sulla spalla e con una mano tira il muscolo e con l’altra vede a che punto è la testa del cucciolo.
    Dottore: “ora serve la ventosa”
    Io:”no, è proprio necessario?”
    Dottore: “non possiamo lasciarlo lì”
    Ostetrica al Papi: ” Vuole tagliare il cordone?”
    Io: “No, se poi sbaglia? Non voglio” E Papi (con le mani morsicate e sanguinanti) taglia!
    Dottore cuce, per più di un’ora…
    Io: “basta la prego, lasciatemela così, va bene lo stesso”
    Alla fine, in reparto, ostetrica. “Entro un’oretta sarebbe bene fare la pipì”
    Io: “No no, non ne ho voglia”
    Ostetrica: “allora se non riescicatetere “
    Io: “Vado subito, da lì non deve passare più niente per un bel pò!”

  4. Una scena che si ripete spessissimo. Nostra figlia non assomiglia a me. È il mio clone. Di suo padre nemmeno le unghie!!
    Incontriamo amici di lui: “mi spiace, ma è tutta tua moglie, di te nemmeno l’ombra”.
    Io: “mi spiace?? ma sono così brutta???”

  5. Mamma Ulcy: ciao! Per fortuna, più il parto si allontana, più ne tornano alla mente gli aspetti comici.

    Maggie: quello delle somiglianze è un argomento su cui ce ne sarebbero da scrivere…

  6. L’ostetrica con i pattini a rotelle

    Potrei intitolare così la nascita di Matteo: avete presente quelle buffe comiche degli anni ’30, dove veniva raddoppiata la velocità della pellicola per rendere il tutto più divertente?
    Bene, ore 2.30 del mattino, arrivo di volata in ospedale sicura e più che certa che di lì a poco il mio mastodontico figlio sarebbe nato… quindi diciamo che ero ben sveglia e molto molto attiva. L’ospedale era immerso nelle brume notturne, dormiva l’infermiera di guardia in pronto soccorso, dormivano le ostetriche in sala parto, dormiva il medico di turno.
    Si sa come vanno queste cose: arriva la solita mamma ansiosa che alle prime contrazioni si precipita in ospedale e rompe le uova nel pianere in un sabato sera insolitamente tranquillissimo.
    Quindi, non potendo rispedirmi a calci nel sedere a casa, con una lentezza oserei dire esasperante per me che ero tra i dolori, l’ostetrica di turno mi fa accomodare nel lettino per tracciato e interrogatorio del KGB, si, avete capito bene: “come si chiama lei, suo marito, sua madre, suo padre, sua nonna, sua zia, suo cugino di primo secondo e terzo grado, quando si è sposata, di che colore erano le lenzuola in cui ha procreato questo bambino, di che colore sono le mutande che ha addosso suo marito, come si chiama il figlio del portiere” e amenità del genere… ai miei contorcimenti nello scomodo lettuccio reagiva con occhiate di odio fulmineo (mi hai tirata giù dal letto, eh? Mo’ ti faccio vedere io). Ora, io non sono una che urla in situazioni delicate o si fa prendere dalla disperazione, semplicemente glielo scodello lì il mio bambino, che poi si arrangi un po’ lei! Dunque dopo circa mezz’ora di questa tortura (quando è nato suo marito? Mbo, ‘desso non mi ricordo neanche chi è mio marito, figurarsi un po’) finalmente mi visita…
    e… nel giro non esagero di due minuti DUE la mia ostetrica/commissario KGB si trasforma in wonderwoman sui pattini. Ero talmente avanti (Signora NON spinga, la prego! Eh no, te ne sei fregata fino ad ora, adesso faccio quello che riesco, ok?) che si è scatenato il pandemonio: la tizia ha chiamato a raccolta tutto il reparto, così composto: due ostetriche, due infermiere, medico e specializzanda, più una ota… non riuscivano a starmi dietro, mentre io spngevo qualcuno mi toglieva le sbarre dal letto, un’altra mi toglieva i pantaloni e un’altra raccoglieva lenzuoli e asciugamani per accogliere il bimbo, il quale è nato in tre spinte, veloce come tutto nella sua vita!

  7. Grande, Angela! 😀
    Qui, da qualche parte, c’è la cronaca dell’altrettanto precipitosa nascita della mia Piccolina…
    Grazie del bel racconto.

  8. E’ tutta la sera che giro per blog lasciando commenti… ce la posso fare… quando mi imbavaglierete, capirò che ho esagerato…

  9. Vai, Angela, vai…
    Fermati solo quando vedi fuori la tua foto segnaletica, con la scritta SPAMMER 🙂

  10. ho meditato a lungo e ora scrivo un post sulla nascita delle mie gemelle, tralasciando il lato drammatico, e romanzando quello comico (che se ci penso bene, di comico non c’è stato nulla).
    quindi vi rimando al mio blog (non ho letto il regolamento di mamma che ridere, devo citare? bo? vabbè)
    polly detta anche mamma pressapochista

  11. Ciao Polly, mi dai occasione per chiarire meglio questo aspetto del regolamento: se vuoi che quello che scrivi venga letto dagli autori dello spettacolo, devi renderlo riconoscibile col banner con la manina rosa che vedi qua sopra (per ricevere il codice, devi iscrivere il tuo blog al sito dell’iniziativa), altrimenti puoi copiare e incollare tutto come commento qui o sotto ad un qualsiasi post contrassegnato dal banner del concorso.
    Forse è un po’ macchinoso, lo so. Ma sono regole dall’alto, che giungono dai responsabili dell’iniziativa, con cui noi blogger stiamo collaborando soltanto dal punto di vista creativo. Per questo il riferimento migliore rimane il regolamento ufficiale.
    Comunque, non vedo l’ora di leggerti! 🙂

  12. non mi è arrivato il banner dell’iniziativa per cui copio e incollo qui il mio post sulla nascita delle gem 😉
    CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA ( di una studentessa di provincia)
    Molly, in 22 anni, non se l’era mai cagata nessuno, tantomeno quel figo del fortunato padre delle gemelle ( che peraltro continuò a non cagarsela, ma questa è un’altra storia).
    La mattina del 31 agosto 2005 l’omaggiarono di una gradita visita tanti parenti che manco alla grotta di Betlemme il 25 dicembre anno 0.
    Tutti recavano un omaggio floreale: chi un mazzo (doppio) di rose, chi un arbusto tropicale, chi una siepe già pronta per recintare un giardino di un ettaro ( che peraltro Molly non possedeva, vivendo in centro).Il caldo di agosto e l’umidità della pianura padana, costituivano un habitat ideale per cotanto verde. Cominciarono a proliferare anche gli insetti tropicali. Un serpente di modeste dimensioni prese dimora tra i rami di un baobab. Fu solo quando un macaco invase i corridoi della maternità che le infermiere, su lamentela delle altre puerpere, chiesero gentilmente di sloggiare la serra.
    Venne noleggiato un furgone dell’Interflora. Al bar sotto casa chiesero al neo padre se ci avesse in famiglia emigrati in Argentina che inviavano fiori. Lui rispose che no, in Argentina non ci aveva nessuno, ma che c’erano almeno dieci parenti di medio grado assiepati all’ospedale civile di Faenza.
    Molly ebbe lievi complicanze post parto; le eredi erano custodite in incubatrice.
    I visitatori facevano prima tappa fissa di fronte alla finestrella che dava sulla neonatologia, improvvisando una ola che neanche al derby: i parenti da parte di madre tifavano la cicciotta Puz; i parenti da parte di padre tifavano la minuscola Lux, peraltro recante il nome di una cara estinta.
    Poi, passavano nella stanza della piccola Molly e si rendevano utili, chi reggendo la sacca di plasma, chi sistemando il respiratore, chi chiamando l’infermiera quando finiva la flebo di ossitocina, e la salutavano con una minacciosa promessa: ” verremo a trovarti a casa, con due bimbe avrai bisogno di una mano…”

    Solo un’amica gentile pensò a scattare una foto alle incubate.
    Fu così che Molly fece la conoscenza di Puz e di Lux.

  13. Polly, ben fatto!
    L’ho già scritto da te: questo tuo racconto mi piace. E’ divertente ma delicato, di una comicità malinconica.
    Ho provato a segnalare che non hai ricevuto il banner, vediamo…

  14. mammina74 on 30 marzo 2010 at 17:14 said:

    anch’io non sopporto chi racconta il parto a una futura mamma per filo e per segno. la mia sorellina (!) aspetta un bimbo per la fine di giugno e l’altro giorno una “cara cugina” le stava giusto raccontando il suo!!! ma si può!!! non mi sembra giusto “traumatizzare” così le persone!! io odiavo chi mi toccava la pancia all’improvviso, senza permesso, specie gli estranei!! mia madre dice che sono solo io così, che a nessuno dà fastidio… secondo voi? sono strana?

  15. Mammina74: se sei strana, lo siamo in due. Anche a me dava molto fastidio, e ancor di più sentirmi dire “sai? porta fortuna!”… ma, insomma, la mia pancia come un amuleto?! In bocca al lupo alla tua sorellina 🙂

  16. Ora l’ANNUNCIO UFFICIALE:
    Un commento a questo post è stato premiato!
    Il racconto che MAMMA ULCY ha fatto del suo parto è stato selezionato dalla giuria di Mamma che ridere come spunto per il testo dello spettacolo teatrale. Mamma Ulcy riceverà anche un premio in pannolini per il suo Campione.

    C’è ancora tempo fino al 7 aprile per partecipare a questa iniziativa: tutti i nuovi commenti lasciati a questo e agli altri post col banner (cioè anche qui e qui) verranno presi in considerazione per le prossime premiazioni.

    E poi io, come sempre, non vedo l’ora di leggere quello che avrete voglia di raccontarmi 🙂

  17. Che bello! Sono proprio contenta, grazie!

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