Frivolezze estive: confessioni (e sfogo) di un fototipo chiaro

Creme solari alta protezione per fototipo chiaroSono stata bambina dalla pelle chiara e sensibile, quando ancora non era di moda parlare di fototipo né cospargersi di elevate protezioni solari: mi ci voleva almeno una settimana per abbandonare l’ombrellone e la maglietta e dimenticare il prurito dell’eritema.

Sono stata adolescente negli anni dei lettini UVA e delle prime creme autoabbronzanti, che diffondevano coloriti aranciati in tutti i mesi dell’anno, mentre io passavo dal bianco lunare al rossore, che fosse per il sole o per il freddo.

Durante le prime vacanze in compagnia, in alta montagna o in calette sul mare tutte sole e salsedine, mentre i miei amici sperimentavano ogni genere di olio da frittura o si coprivano il viso di neve per accelerare l‘abbronzatura, io mi difendevo come potevo con fattori di protezione che assumevano numeri sempre più elevati e, fortunatamente, consistenze sempre meno simili al cemento, pur di sostenere senza troppi danni e fastidiose scottature i ritmi delle vacanze da ggiovani, selvagge e sotto la canicola.

Con le responsabilità della maternità, lo spostamento delle priorità estive dal culto dell’abbronzatura all’accudimento dei bambini, l’abitudine al lungo soggiorno al mare in Liguria, a latitudine non tropicale e con il conforto di comodità da spiaggia attrezzata come l’ombrellone e la doccia di acqua dolce, ho imparato un po’ di cose concrete per una serena convivenza con questo mio fantomatico fototipo 2:

  • Al momento di indossare il primo bikini, ogni anno mi sorge la domanda “ma chi me lo fa fare?”: rifletto letteralmente la luce, difficile immaginarsi qualcosa di più inadatto al sole. Inutile fermarmi a pensarci e a guardarmi allo specchio, meglio indossare un costume sobrio, non troppo scuro né troppo chiaro, e rompere il ghiaccio: la vista del mare, la sabbia sotto i piedi nudi e un buon libro mi concilieranno subito con la vita di spiaggia e, piano piano, anche con il sole. Con lui l’importante sarà non avere fretta.
  • La crema solare va scelta con cura, perché, insieme ai bambini, è la compagna inseparabile di tutta la mia estate: spf non inferiore a 30 (al massimo posso scendere a 20 per le zone meno delicate), profumo leggero e gradevole, non troppo untuosa e ben spalmabile.
    
La crema solare va messa sempre, possibilmente prima di uscire di casa, perché dopo una ventina di minuti è più efficace e perché il sole si prende sempre, soprattutto sulle spalle, anche quando si cammina in centro, e, ancor meglio, prima di indossare il costume, in modo da non lasciare striscioline di pelle non protetta.
    
La crema solare va messa bene: la mia pelle è talmente reattiva al sole che svela coi segni delle manate una passata di crema sommaria. Ho imparato a cavarmela bene anche nelle settimane in cui rimango al mare da sola coi bambini grazie a prodotti spray e a esperti contorsionismi per raggiungere tutta la schiena. Vietato dimenticarmi i particolari: basta il foro di un anello nel costume per scottarmi.
  • La vita da mamma in spiaggia, paradossalmente, mi ha salvata dalle odiose scottature: non poter stare a lungo ferma sul lettino nella stessa posizione, prendere il sole per lo più in movimento o in riva al mare e, soprattutto, evitare le ore centrali della giornata rientrando a casa per pranzo, negli ultimi anni, mi hanno regalato un’abbronzatura leggera ma graduale e uniforme, senza traumi.
  • Dopo un paio di settimane di attenzione elevata, mi posso rilassare e guardare al sole con minore diffidenza: le buone regole scritte sopra non smettono di essere valide, ma posso permettermi di allungare serenamente il tempo di esposizione e trattare la mia pelle come quella dei miei figli, che, per loro fortuna, sono tutti e tre ben meno delicati di me.
  • Non assumerò mai il colore del cuoio, ma nemmeno del cioccolato… solo di un biscotto appena dorato. L’unica imprudente alternativa sarebbe diventare paonazza come un’aragosta e, se anche non nuocesse alla salute, non lo riterrei esteticamente accettabile.
    Non che non mi piacerebbe, sia chiaro, avere una carnagione più mediterranea, alla stessa stregua dell’essere più alta, o più formosa, ma certe cose non si possono scegliere e la maturità passa anche dall’accettazione della propria natura, no?

Assecondando e trattando bene la mia pelle per quella che è, ho imparato a godere di quello che il sole mi può regalare, in termini di energia e buon umore, senza lasciare che mi faccia del male.

Peccato essere spesso bruscamente riportata ai tempi dell’adolescenza, delle battute sulla mozzarella e su Morticia Addams, a ogni incontro con la mentalità diffusa dell’abbronzatura a ogni costo, col pregiudizio che il valore di una vacanza si misuri con la tonalità scura della pelle da esibire in città, con la fissazione tutta italiana che, a dispetto delle campagne che invitano alla prudenza nell’esporsi al sole, un’intensa abbronzatura sia, per tutti, simbolo di salute.

In vista del rientro a Milano, insieme ai progetti e ai buoni propositi autunnali, mi sto allenando a visualizzare l’incontro con la prima (sì, di solito è una donna) che mi accoglierà come ogni anno con una delle tante varianti della simpatica osservazione tipo:

Sei appena tornata? Due mesi di mare, davvero?!
Sei bianca: non sembra nemmeno che ci sia stata, al mare.
Ma prendilo un po’ di sole ogni tanto!

Ebbene, carissima,
al mare ci sono stata eccome!

Lo dimostrano tutti i libri che sono riuscita a godermi, l’azzurro del cielo e del mare con cui mi sono riempita gli occhi e il fatto che stamattina sono potuta andare giù meno pesante col copriocchiaie.
E, ti dirò, negli specchi di casa mi vedo persino abbronzata (ricordi? prima di partire riflettevo la luce): questo colore appena biscottato già mi permette di indossare qualche colore caldo, di truccarmi con degli insoliti toni dorati, di sentirmi addosso l’estate.

Ci ho messo tanti anni a far andare d’accordo col sole la mia pelle, e non sarai tu, ora, sorridente quanto sibilante, a rovinarmi tutto.

Ma poi, insomma, allo stesso modo in cui io, taglia minuta, mi sento sempre in dovere di misurare le parole sull’argomento del sovrappeso e di trattenere commenti pericolosi su rotondità sospette, non esiste un’analoga protezione dall’osservazione inopportuna, un codice di comportamento politically correct nei confronti dei diversamente abbronzati?

7 Thoughts on “Frivolezze estive: confessioni (e sfogo) di un fototipo chiaro

  1. io sono fortunata, mi scurisco solo a prendere aria (poco, ma mi scurisco, e difficilmente sono pallida)
    eppure la prima persona che ho incontrato dopo le ferie mi ha chiesto cosa avevo fatto al mare che non mi ero nemmeno abbronzata. sigh. (era un uomo)

  2. supermambanana on 30 agosto 2013 at 23:21 said:

    Io mi scurisco immediatamente, e non mi scotto mai, ma passo tutto il tempo con fattore protezione mille e lottando per inseguire l’ombra, perché detesto abbronzarmi (e per fortuna nessun inglese mi apostroferà mai per non essermi abbronzata, che bello aver perso questa schiavitù). Non so se ti consola tutto ciò, ma per dire, il mondo è vario 🙂

    • Un po’ mi consola, un po’ mi innervosisce avere conferma che, ancora una volta, la fissazione è tutta italiana.
      Probabilmente non è un caso che, anni fa, durante un weekend/incontro di lavoro di mio marito cui erano presenti italiani, inglesi e americani, a me (che riflettevo la luce in abito chiaro smanicato sullo sfondo della campagna senese) capitava che si rivolgessero in inglese, escludendo a priori che potessi essere italiana.

  3. Mamma al quadrato on 30 agosto 2013 at 23:57 said:

    Io divento scura molto facilmente ma odio i commenti sull’abbronzatura, stesso fastidio per i commenti sul taglio di capelli o sul look in generale…

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