I primi cento giorni

Cento giorni di blog.

Non che all’inizio avessi un progetto, un programma né un impegno. C’era solo il desiderio di ritagliarmi uno spazio mio, questa quarta dimensione, aspettando di vedere a cosa avrebbe portato.

Ha funzionato e quella che era curiosità si è trasformata presto in una bella sorpresa: è gradevole riscoprire il gusto per la scrittura e la lettura, è liberatorio mettere in ordine i propri pensieri quando si è felici, ma anche stanche o tristi e magari arrabbiate, può essere addirittura eccitante persino rendersi conto di avere ancora dei pensieri che vadano al di là della quotidiana sopravvivenza familiare.

E poi questa quarta dimensione si è popolata, molto più velocemente di quanto potessi immaginare, di lettori che rimangono silenziosi (e di questo un po’ mi dispiaccio) ma che so che ci sono e che ritornano, e soprattutto si è arricchita di altre voci con le loro storie.

Così accade che ormai le persone che ho conosciuto qui abbiano nella mia mente dei contorni sempre più precisi e che occupino spesso i miei pensieri, come dei vecchi amici.
E che, paradossalmente, le persone che frequento fisicamente non conoscano l’esistenza di questo luogo in cui mi rifugio e mi sento autentica.

Allora mi interrogo sugli equilibri e sui confini ancora da definire: sia di tempo, perché le mie prime tre dimensioni coi loro tre piccoli protagonisti mi reclamano prepotentemente, sia di spazio, perché comincio a sentire sempre più sottile la separazione fra reale e virtuale e mi domando in quanto tempo e in che dosi il pudore cederà il passo a una maggiore disinvoltura.

17 Thoughts on “I primi cento giorni

  1. ITmom on 3 giugno 2009 at 13:30 said:

    all’ultima domanda ti rispondo io, man mano che ho conosciuto le altre mamme blogger, le mie lettrici, la disinvoltura ha lasciato il passo al pudore. sì, non riesco più a essere spontanea come all’inizio. e di questo me ne dispiaccio molto.

  2. La risposta di ITmom arriva puntuale. Sono dubbi che dal post mam mi porto dentro e di cui parlavo con una amica stamattina al telefono.

  3. Molto bello e molto vero il tuo post. Non riesco ad immaginare, pero’ che tu non sia altrettamento autentica nella tua vita “reale” quanto in quella di blogger. Comunque, auguri, e grazie per aver aperto questo blog!

  4. ITmom: pensa che credevo che fosse più difficile il passaggio inverso, cioè che alcuni amici e parenti diventassero lettori. Invece le amicizie reali tra blogger di vecchia data ve le invidiavo. Peccato che il prezzo sia la difficoltà a rimanere spontanee. Grazie del tuo commento da blogger esperta: ne farò tesoro.

    Renata: te l’ho già scritto di là, infatti sono gli stessi dubbi che dal MaM mi hanno tenuta lontana.

    Laura.ddd: è proprio così, sono esattamente la stessa persona, nella vita “reale” come nel blog… ed è per questo che, nonostante tutte le resistenze in difesa dell’anonimato e dell’intimità della mia quarta dimensione, sento che questa mia doppia vita rischia di avere i giorni contati!

  5. bah…
    io credo che comunque la spontaneità vada presa con le pinze. credo che ognuna di noi blogger ha un personaggio, un ruolo in questa rete. così come abbiamo ruoli e personaggi nei rapporti “reali”, ma non credo che questo intacchi l’autenticità semplicemente ne allarga le potenzialità.

  6. Cara mammain3d,
    intanto sono già passati 100 giorni. 100 giorni importanti e belli per te, come hai scritto. Poi, è bello conoscerti, anche solo virtualmente. I tuoi post sono sempre pacati e intelligenti, così come i tuoi commenti. Dalla vita virtuale a quella reale ci si arriva se si vuole, se c’è volontà da entrambe le parti, se l’interesse cresce a tal punto che non basta più leggere i post quotidiani e si desidera poter abbracciare l’amica virtuale!
    Ciao e grazie
    Angela C.

  7. Io la penso un po’ come Caia.
    Come nella vita quando si è tra tanta gente è quasi impossibile essere in toto spontanee.
    Io non lo sono nel quotidiano (a meno che non sia con la mia famiglia attuale o di origine) e non lo sono sul blog.
    A volte vorrei gridare e mandare a cagare qualcuno, ma non lo faccio perchè ho deciso di non nascondermi dietro pseudonimi e anche perchè il mio blog e anche ma non solo un diario.
    A volte vorrei approfondire alcune sofferenze ma non lo faccio per pudore.
    L’ho fatto una volta, mettendo privato il post. Anche questo può essere un modo percorribile.

    Però non lo vivo come un limite o come un freno all’autenticità, piuttosto come un normale approccio alla vita in società che contraddistingue la vita reale e la vita mediatica.
    Silvia

  8. io non posso scrivere tutto tutto tutto quello che mi succede o che mi passa per la testa ( sai che sono separata, quindi non posso parlare delle litigate con il mio ex-marito in modo palese o anche di altre cose … ma, credimi, sarebbe carino perchè ne verrebbe fuori una sceneggiatura per una telenovela … ).
    nel mio caso, quindi non si tratta di pudore, bensì di impossibilità a parlare di certe cose. ma io se potessi scriverei tutto.
    pur “conoscendo” ormai chi mi legge da altri blog o sapendo che alcuni miei parenti vengono a leggere, per ora mi sento di dire che sono spontanea.
    a volte scrivo dei post pesantissimi, tristi – me ne rendo conto anche io – ma in quel momento è quello ciò che voglio scrivere e non mi faccio certo dei problemi …
    poi, andando avanti, magari cambieranno le cose … chi lo sa. ma spero proprio di no.
    ciao! paola

  9. Angela C2: grazie. Certo, credo che la consuetudine gradualmente possa far evolvere i rapporti. Senza strappi. Invece quella che devo prendere io è la decisione se coinvolgere o meno parenti e amici reali in questa storia del blog, perché ogni tanto la sensazione di avere un segreto mi pesa un po’: dopotutto, non c’è niente di male… eppure mi imbarazza ancora.

    Caia e Silvia: capisco quello che dite. In parte sono d’accordo con voi: la parola scritta mette inevitabilmente un filtro e poi, giustamente, ognuna di noi conserva i suoi freni inibitori come in ogni ambito della vita sociale (neanch’io, Silvia, mi lancio in invettive ad personam, nonostante abbia deciso di non pubblicare il mio nome ;-)).
    Se badate, nel post non avevo parlato di spontaneità ma di autenticità e quello a cui penso è anche la libertà dalle aspettative e dai giudizi, che può essere rilassante.

    PaolaFrancy: è chiaro che alcune situazioni, un po’ delicate e che coinvolgono altre persone, non possano essere gestite in pubblico (anche se il pubblico apprezzerebbe ;-))…
    Anch’io devo dire che, più vado avanti e leggo i vostri commenti, più mi rendo conto che la persona che esce dal mio blog è assolutamente simile a quella che mi dicono apparire nella vita reale. E, tutto sommato, di questo sono contenta.

  10. per prima cosa ti faccio anch’io i complimenti per questi primi 100 giorni.
    Credo di avertelo già detto, lo ripeto: i tuoi commenti sono sempre precisi, puntuali e interessanti, cosi’ come il tuo blog.

    per quanto riguarda la spontaneità, tu perseguila sempre, nel reale e nel virtuale. Tanto le maschere non pagano nè di qua nè di la

    ti abbraccio
    my

  11. Io sono all’inizio e penso che infondo nel web è come nella vita. Se decidi di essere coerente con te stessa lo sei sempre. Nei giorni in cui sono triste scriverò cose tristi, nei giorni in cui sono arrabbiata eviterò forse di scrivere e mi chiuderò in me stessa, nei giorni in cui la vita mi sorride condividerò con gli altri la mia gioia. Con gli anni ho imparato che io sono io anche quando non mi piaccio e vorrei essere diversamente. TAnti auguri per i prossimi 100 giorni

  12. Sono tornata a rileggerti/ci, proprio oggi con questo dolore che mi porto dentro.
    Il confine tra autenticità/spontaneità/libertà è labile.
    E oggi ne vedo ancor di più i colori sfumati.

  13. My: siamo in sintonia io e te. Non delle maestre di strategia… ma nei nostri blog ci stiamo bene e penso che si senta.
    E poi, grazie! Sei riuscita a commuover.my 😉

    Mammadicorsa: è vero, con gli anni ci si accetta e si smette di lottare contro se stesse. Probabilmente è proprio allora che si migliora.
    Buona avventura a te!

    Silvia: hai fatto bene a ripassare, col tuo carico di sentimenti così reali. Ti rinnovo il mio abbraccio.

  14. … Mi stupisco che siano solo 100 giorni, davvero. Mi sembri “mammablogger” da molto più tempo. Per tutto il resto, quoto My. Un abbraccio!

  15. Lorenza: grazie! Lo prendo decisamente per un complimento 🙂
    In realtà, fino a qualche mese fa, ignoravo completamente l’esistenza di questo mondo.

  16. lisa2007 on 6 giugno 2009 at 09:32 said:

    No, io la penso diversamente.
    Io credo che quando si scrive un post non si debba pensare ai volti delle persone che leggeranno quel post. Io penso sempre a scrivere qualcosa che mi piacerebbe leggere, e non a quello che gli altri vorrebbero io scrivessi. Certo, alcuni argomenti li h eliminati dal mio repertorio perchè mi sono resa conto che la gente si intromette nella tua vita intima e spara sentenze (tipo che il mio matrimonio è ormai fallito e cose analoghe!).
    E comunque auguri per i vostri 100 giorni, a te e al tuo blog. :))

  17. Lisa: scrivere per il gusto di scrivere e di fissare un ricordo. Anche per me ora è così e sono contenta di leggere che questo piacere rimane anche quando il blog cresce e si riempie di legami anche reali. Era quello che speravo di sentire 🙂
    Un abbraccio.

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