Capricci: ricordi di un tempo (fortunatamente) passato

Tanto sono superficiali la mamma o la nonna che, incrociandoti in un fortunato momento di pace, col cucciolo allegro che ti trotterella accanto sorridente, dicono al loro: “guarda: hai visto che bravo quel bambino? fai come lui!”, quanto risultano insopportabili le stesse che ti squadrano come se fossi una torturatrice di bambini innocenti, mentre sei alle prese con un incontenibile e ingiustificabile capriccio.

Perché i capricci sono snervanti, indisponenti, delle prove durissime per la pazienza e l’amore genitoriali, ma, come in molte altre situazioni, anche per i capricci è proprio vero che l’inferno sono gli altri.

Col nostro primogenito abbiamo vissuto un’intensa stagione dei capricci: diciamo dei terrible-two iniziati a dieci mesi e finiti verso i tre anni e mezzo. Abbiamo fatto i conti col suo carattere vivace e caparbio, misurando la sua e la nostra ostinazione senza nessun risparmio di forze, soprattutto da parte sua.
Le abbiamo provate tutte, per lo più inutilmente: dai tentavi di persuasione col ragionamento, alle sgridate, all’abbraccio contenitivo, persino alle telefonate intercontinentali con Papà in 3D che da New York provava a calmarlo quando io da sola non avevo più risorse… fino a scoprire che, nel caso di capricci davvero immotivati e irrazionali, l’unico modo per interrompere il circolo vizioso era lasciarlo da solo per qualche istante, a fare i conti con la sua rabbia e lasciarla sbollire, per poi tornare da noi, una volta tranquillo, dopo pochi minuti, sorridente come se niente fosse stato.

Ovviamente però questa era una soluzione praticabile in casa, tra una stanza e l’altra senza neanche una porta chiusa in mezzo, non di sicuro in luoghi pubblici o all’aperto, dove invece mi toccava accollarmi il disgraziato scalciante e urlante e beccarmi gli sguardi di disapprovazione di cui sopra.
Bastava andare ai giardinetti e doverlo tenere lontano dal pallone o dai giocattoli di un altro bambino, oppure dirgli che era il momento di tornare a casa… e si scatenava il dramma.

La mia difesa, per un certo periodo che ha coinciso con la seconda gravidanza che mi rendeva ancora più difficile lo sforzo fisico del contenimento, è stata evitare un buon numero di situazioni a rischio. Senza neanche rendermene conto, sono stati alcuni mesi di isolamento l’unico modo che ho trovato per non dover affrontare il peso delle critiche, gli sguardi accusatori, persino frasi del tipo: “oh, poverino, perché piangi? cosa ti ha fatto la mamma?”… co-sa-ti-ha-fat-to-la-mam-ma?! Ditemi se non avevo buoni motivi per scegliere l’eremitaggio!

Poi, non so come, è cambiato tutto.
Chi ha conosciuto il nostro Grande dopo i tre anni e mezzo difficilmente riesce a immaginarselo capriccioso.
La nostra resistenza sembra esser stata premiata, come se tutto ciò che sembrava inutile e inascoltato avesse dato frutto in una volta sola, dopo mesi.
Col Grandicello e la Piccolina, poi, c’è stato solo qualche sporadico episodio,
mai così intenso, e forse subito affrontato e sdrammatizzato nel modo giusto.

Anche adesso abbiamo le nostre grane, eh! Non è che sia sempre tutto tranquillo a Casa in 3D, con i primi accenni di preadolescenza e la perenne competizione tra i fratelli con cui fare i conti.

Però l’età dei capricci finisce.
Ecco, alla fine questo è un post d’incoraggiamento.

Questo post partecipa al Blog Tank di Donna Moderna Bambino.

10 Thoughts on “Capricci: ricordi di un tempo (fortunatamente) passato

  1. Angela Catrani on 26 gennaio 2013 at 23:12 said:

    Devo dire che la tattica del lasciarli sbollire da soli o anche nella medesima stanza ma non considerandoli, ha sempre funzionato a casa mia e continua a essere efficace anche adesso con Matteo. E pensa, dopo qualche minuto di riflessione arriva anche a chiedermi scusa!!!!
    Però si, è vero: i capricci passano. Si, per fortuna. I terrible two mettono alla prova la pazienza di un santo!!!

  2. Lapo era uguale, un folle e “l’abbandono”con lui era l’unica tattica. Una volta l’ho fatto in mezzo alla strada, di sera, con lui in body. Era gennaio. Per fortuna non mi ha visto nessuno. Per fortuna è stato uno degli ultimi grandi capricci. Ma era struggente in un certo senso perché lo vedevo che perdeva il controllo e non ci poteva fare niente. Neanche essere aiutato. Maia è andata meglio, i suoi erano capricci da grande attrice, sceneggiati e condotti con cura, competenza, abilità e soprattutto autocontrollo.
    Lola purtroppo ha preso da Lapo, ma io ormai ho una certa scorza, aspetto che ogni capriccio passi, come so che passerà questa fase. Peccato che coincida con una fase rabbiosa pre adolescenziale di Lapo…un po’ faticoso.
    Pensa che volevo farci un post proprio ieri 😉

    • Sì, è vero: si tratta di una vera e proprio perdita del controllo. Per questo i capricci sono completamente ingestibili.
      Di pre-adolescenza credo che avremo da parlare… tanto!

  3. all’inizio del tuo post mi sono detta mannaggia sono usciti dal tunnel dei capricci (chissà come hanno fatto…stavo già per bussare alla tua porta)…..poi hai accennato ad accenni di preadolescenza e competizione tra fratelli e mi sono riavuta. io associo tutto sotto la voce capricci e mi sembra che non finisca mai!!!!

    • Ciao Clara. No 🙂 per me nulla che si possa affrontare almeno con un minimo di dialogo può essere archiviato solo la stessa voce di quei capricci… E meno male!

  4. Io sono nel pieno dei terrible two, grazie dell’incoraggiamento, sono convinta che passerà, come sembra stiano passando i problemi con il sonno. Da quando sono mamma se c’è una cosa che ho capito che tutti sono pronti a criticarti, proporti soluzioni alternative e anche per me “l’isolamento” sembrava l’unica soluzione. Poi qui nel deserto ho scoperto un mondo di comprensione verso i normali passaggi di crescita di ns figli e solo quando torno in Italia sembra che io stia crescendo una wild…ma leggendo il tuo post per fortuna ho capito che non è così.

    • Ciao Mimma, benvenuta.
      Siamo in tante, nascoste nel nostro isolamento, mi sa… Spesso basta solo avere il coraggio di dirle certe cose e si trova più solidarietà del previsto.

  5. evviva!
    era ora che qualcuno infondesse un po’ di ottimismo ed una luce in fondo al tunnel…

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