Davanti alle immagini del terremoto

Non ci sono parole.
Rimangono solo la paura e l’impotenza di fronte alla devastazione e al dolore.

Però ci sono i bambini e allora bisogna trovare qualcosa da dire.

Perché sono piccoli e non li voglio spaventare, ma non riesco a nascondere o a negare.
Perché da tutto li vorrei proteggere, sempre, ma oggi in particolare sento come questo sia impossibile.
Perché non possono ancora comprendere ogni cosa, ma certi ricordi rimarranno con loro.
Perché siamo lontani, ma non è mai troppo presto per imparare a non voltarsi dall’altra parte.
Perché sono dei bambini, ma saranno uomini.
Perché quando penso a come si lamentano e sprecano (che poi è quello che spesso facciamo anche noi), proprio lo sguardo di chi ha perso tutto non riesco a sostenerlo…

Allora la televisione per un po’ (poco però) la tengo accesa e provo a spiegare, senza nemmeno sforzarmi di trattenere la commozione.

Vorrei riuscire a dire quali sono le cose veramente importanti.
Vorrei riuscire a dire che quello che succede intorno a noi ci riguarda, sempre.
Vorrei riuscire a dire tutta l’ammirazione per la grande dignità della gente d’Abruzzo
e per il lavoro coraggioso di chi aiuta, scava e salva delle vite.

È poca cosa, ma ci provo.

6 Thoughts on “Davanti alle immagini del terremoto

  1. lisa2007 on 7 aprile 2009 at 14:37 said:

    E’ difficilissimo.

  2. Io a Matteo non ho detto niente.
    Un po’ perchè in questi giorni ha la febbre alta, un po’ perchè in Abruzzo ci sono i miei genitori e, sensibile com’è, si sarebbe sentito troppo male.

  3. emily on 7 aprile 2009 at 22:13 said:

    che fatica, è la cosa più difficile spiegare ai bambini il dolore.
    io nn me la sento di dire e scrivere nulla

  4. Mamma Imperfetta: il mio primogenito ha 6 anni e mezzo, va già a scuola, non avrei potuto tenerlo all’oscuro.
    Però sicuramente quando sono coinvolti i propri affetti è molto più dura.
    Spero che Matteo stia presto meglio.

    Lisa2007 ed Emily: forse è giusto che i nostri figli percepiscano anche la nostra difficoltà, perché non siamo solo dei distributori di risposte (quando le risposte nemmeno ci sono) ma possiamo insegnare qualcosa anche mostrando semplicemente quello che sentiamo.
    Grazie di essere passate.

  5. Nemmeno io sono voluta ritornare sul tema della morte con mio figlio, ma come giustamente comemnti tuo figlio ha 6 anni e a scuola ne parlano.

  6. Renata: a scuola hanno tanto tempo per parlare fra di loro bambini, anche al di fuori delle lezioni (chissà cosa si raccontano). Per me è importante fargli capire che in casa si può parlare di tutto, così che non abbia timore a fare domande quando sente qualcosa che lo colpisce.

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