sabato 18 settembre 2010

Prima settimana di scuola

La scuola ricca di iniziative originali, di esperienze al di fuori dell'edificio, di laboratori e di corsi sportivi che per due anni ha frequentato il mio Bimbo Grande non esiste più.
Le sue due maestre sono ancora lì, disponibili e piene di idee, ma non hanno più il tempo né la possibilità di dare alla classe tutto quello che vorrebbero: l'orario formalmente non è cambiato, i bambini trascorrono ancora a scuola 40 ore, ma non ci sono più quelle 4 ore di compresenza delle maestre che permettevano di organizzare le uscite e la maggior parte delle attività extracurricolari o anche solo artistiche.

Il Bimbo Grandicello, che quest'anno ha iniziato la prima, quella scuola non la conoscerà mai: lui ha una maestra prevalente e una seconda che gli insegnerà solo matematica e scienze, dovendo dividersi su due classi e quindi dedicarsi a 50 bambini; e siccome 3 maestre su 2 classi non bastano a coprire tutte le 40 ore, ogni giorno pranzerà e giocherà sotto gli occhi di una persona diversa, dal momento che le altre insegnanti della scuola ruoteranno a turno (ecco perché scompariranno le compresenze per tutti) per sopperire alle carenze di organico causate dai tagli alla scuola pubblica.

Come se non bastasse, l'edificio scolastico è in ristrutturazione (da metà dell'anno scorso e probabilmente per i prossimi due anni) quindi il cortile è dimezzato e la palestra non è disponibile. Solo un'aula senza banchi per 25 bambini e la loro cosiddetta attività motoria, che dovrebbe essere vera e propria materia d'insegnamento nella scuola primaria…

Questo è quello che il Ministro dell'istruzione continua a chiamare tempo pieno e in realtà sta diventando un tempo sempre più vuoto. Questo è il modo in cui i nostri figli trascorrono gran parte della loro giornata. E, soprattutto, questa è l'unica opportunità che la società offre a tanti bambini meno fortunati e meno accuditi dalle famiglie, che nella scuola dovrebbero trovare la loro occasione di crescita e riscatto.


Poi c'è un altro piano della questione: quello di Mamma e Papà in 3D che lunedì mattina hanno accompagnato a scuola un Bimbo Grandicello emozionato e imbarazzato sotto uno zaino apparentemente troppo grande e l'hanno lasciato un po' preoccupati nella sua nuova classe, vedendolo quasi sperduto dietro il suo banco e per nulla rassicurati dai discorsi introduttivi di dirigente e insegnanti, che hanno pronunciato decisamente troppe volte la frase: "Dovete essere fiduciosi, andrà tutto bene"…
Ma che, solo qualche ora dopo, hanno potuto rasserenarsi vedendolo uscire da scuola contento e tranquillo e, per tutta la settimana, lo hanno sentito cinguettare i racconti particolareggiati delle sue prime giornate di scuola, entusiasta delle maestre, dei compagni e dei primi compiti, quasi euforico per la scoperta di una realtà che finché era incognita lo spaventava un po' e che adesso che l'ha conosciuta lo fa sentire grande e importante, più vicino al fratello maggiore.


Quindi, da questo punto di vista, va bene così e siamo contenti. Perché, dopotutto, questo è il suo primo anno di scuola e, pensando a noi, la cosa importante è che lo viva bene e che ne tragga il meglio, comunque.


Però l'amarezza per quello che sta succedendo alla scuola pubblica italiana, la preoccupazione per la prospettiva di tagli ulteriori e il desiderio di denunciare tutto questo rimangono. Non solo per noi, per tutti.

sabato 4 settembre 2010

Torniamo

Torniamo a casa tutti insieme, portandoci negli occhi quel punto di azzurro che per due mesi è stato il nostro cielo.


Torniamo con i compiti delle vacanze completati in autonomia, i capelli schiariti dal sole e la malinconia che a otto anni si impara a provare per le cose belle che finiscono.

Torniamo con il primo astuccio nuovo che aspetta di appoggiarsi sul banco del primo giorno del primo anno di scuola, qualche centimetro in più e due dentini in meno, che il Topino si è portato via lasciando in regalo una bella giraffa e poi una tartaruga gigante.


Torniamo con lunghe passeggiate e tanti gradini nelle gambine, il sorriso sempre più aperto, la sabbia dei giochi quotidiani sotto le unghie e grandi novità da affrontare.


Torniamo a casa e dovremo infilarci di nuovo delle scarpe.