martedì 28 luglio 2009

Il linguaggio segreto dei neonati

Qualche giorno fa, in libreria, ho incontrato una Giovane Mamma che aveva l'aria di essere abbastanza provata. L'ho sentita chiedere Il metodo EASY di Tracy Hogg e, vedendo che la commessa scuoteva la testa di fronte allo schermo del computer, mi sono permessa di intromettermi: EASY è il nome del metodo illustrato da Tracy Hogg con Melinda Blau nel libro "Il linguaggio segreto dei neonati", che tra l'altro avevo proprio notato in bella vista sullo scaffale dedicato alla puericultura.

La Giovane Mamma, ringraziandomi, mi ha chiesto speranzosa: senti, ma questo metodo funziona?

Le sue occhiaie mi dicevano che aveva un gran bisogno di una risposta affermativa e mi ricordavano tanto quelle che avevo io, sette anni fa, quando sono arrivata per la prima volta in questa cittadina ligure col mio Bimbo Grande di tre settimane.

Avevo letto questo libro durante la gravidanza, quando ancora cullavo nella mia mente un desideratissimo bambino immaginario.
Avevo imparato che E.A.S.Y. è l'acronimo dei quattro momenti che idealmente scandiscono la giornata di un neonato e della sua mamma: Eat, Activity, Sleep e You, ove You indica il tempo in cui finalmente la mamma dovrebbe pensare a se stessa.
Avevo considerato con interesse molti dei suggerimenti, avevo guardato con perplessità ad altri, ma soprattutto avevo apprezzato la grande attenzione dell'autrice al linguaggio particolare con cui ogni neonato si esprime utilizzando il pianto ed il movimento del corpo, che ogni mamma deve imparare ad interpretare, fermandosi ad ascoltare ed osservare.
Avevo memorizzato i cinque tipi caratteriali in cui l'autrice suddivide i neonati: il tipo angelico, quello da manuale, quello sensibile, il vivace e lo scontroso, domandandomi quali sarebbero state le risposte del piccoletto che mi si agitava in pancia alle domande dell'apposito test.

Ebbene, con il passaggio dall'immaginario al reale, dalla teoria alla pratica, ho sperimentato il valore dell'analisi della Hogg.
Col tempo, ho ritrovato e riconosciuto i ritratti dei miei tre bambini, con le loro differenze.

Il mio Bimbo Grande apparteneva senza ombra di dubbio alla schiera dei neonati eufemisticamente definiti vivaci: "questi bambini sembrano uscire dalla pancia della mamma sapendo perfettamente cosa piace loro e cosa no, e non esiteranno a farvelo sapere. (...) Un neonato vivace fa molti versi e spesso ad alta voce. Il suo linguaggio corporeo tende ad essere un po' convulso. Spesso ha bisogno di essere tenuto in braccio per addormentarsi, perché altrimenti le braccia e le gambe sono sempre in movimento, impedendogli di rilassarsi. Se comincia a piangere e il circolo vizioso non viene subito interrotto, raggiunge un punto di "non ritorno" cosicché il pianto produrrà altro pianto...".

Con il mio Bimbo Grandicello ho conosciuto il tipo da manuale: "fa tutto al momento giusto, quindi con lui non ci sono molte sorprese. Raggiunge le tappe dello sviluppo nei tempi previsti: dormire la notte intera a tre mesi, girarsi sulla pancia a cinque e stare seduto da solo a sei. Già a una settimana di vita è in grado di giocare da solo per brevi periodi facendo molti versetti e guardandosi intorno. Se qualcuno gli sorride, lui fa lo stesso. Benché abbia delle fasi in cui è un po' capriccioso -proprio come dicono i manuali-, è facile calmarlo e non si fa fatica a farlo addormentare".

E poi, lo ammetto, la mia Piccolina mi ha regalato l'esperienza del bambino angelico: "dolce, sempre sorridente e per niente esigente. I suoi bisogni sono facili da interpretare. Non è infastidito dai nuovi ambienti e si fa portare in giro: davvero lo si può trasportare ovunque. Mangia, gioca e dorme senza problemi e di solito non piange quando si sveglia. Se ne sta tranquillo nella sua culla a far versetti, parlando a un animale di peluche o semplicemente divertendosi a guardare una riga sul muro. Un bambino angelico è spesso in grado di calmarsi da solo".

Davanti alla copertina di quel libro ho ricordato tutto questo. E non ho saputo mentire alla Giovane Mamma: personalmente non ho incontrato, e forse nemmeno credo che esista, un metodo perfetto che, applicato acriticamente, risolva ogni problema. Anzi, ho sempre avuto l'impressione che le teorie eccessivamente rigide espongano i genitori al rischio di sentirsi ingiustamente inadeguati di fronte ad un eventuale fallimento.
Però quello di Tracy Hogg è secondo me un buon libro, proprio perché sottolinea più volte l'importanza dell'ascolto del personale linguaggio con cui ogni bambino a modo suo si esprime, per riuscire ad entrare in comunicazione con lui rispettandone i ritmi e la particolarità, cercando sin dal primo giorno di conoscerlo per l'individuo speciale che è.

mercoledì 22 luglio 2009

Il mare fa la differenza

L'ordinaria amministrazione, per me qui sola coi bambini, è normalmente faticosa.
Però ci sono il mare, il sole, i corpi liberi, i piedi nudi, i visi abbronzati. Quindi va bene così.

Quando si presentano dei piccoli imprevisti, come gli occhiali rotti del Bimbo Grandicello o la chiavetta Internet che per qualche giorno non funziona, mi accorgo di quanto l'equilibrio sia delicato e di come basti poco per complicare la situazione.
Però ci sono il cielo stellato, la brezza, il panorama. Così alla sera mi godo le mie ore di ristoro nel silenzio.

Se poi ci raggiunge un'implacabile gastroenterite che sta colpendo tutti con le sue fastidiose conseguenze, queste sono interminabili giornate trascorse sotto il tetto assolato della nostra mansarda, con la Piccolina febbricitante e insofferente addosso.
Però ci sono i lucernari aperti sul cielo azzurro. E allora posso passare il tempo a domandarmi cos'avranno mai da ridere 'sti gabbiani.

lunedì 13 luglio 2009

Quale modello femminile?

I miei due figli maschi sono da sempre abituati ad essere pettinati piuttosto sommariamente con le mani.
Anche la Piccolina, per ora, ha una testa di riccioli che disciplino col balsamo e districo con le dita.

Così, quando ieri sera il Bimbo Grandicello ha visto Papà in 3D mentre si pettinava dopo la doccia, gli ha chiesto stupito:

"Ehi, Papà, ma non sei una femmina! Perché usi la spazzola?"

Siccome cerco sempre di limitare queste preclusioni sessiste, sono subito intervenuta:

"Cosa vuol dire? Guarda che anche i maschi possono usare la spazzola."

E poi, visto che anch'io, a mia volta, per abitudine, uso soltanto il pettine di legno, ho aggiunto:

"Anzi, in casa nostra la spazzola la usa soltanto il Papà."

Al che, senza esitazione, il Bimbo Grandicello ha ribattuto:

"Certo, perché la Mamma è sempre a cucinare!"

"..."

venerdì 10 luglio 2009

Si diventa grandi

Oggi compiono sette anni un Bimbo Grande, una Mamma e un Papà.

Sono stati sette anni di scoperte, di prove, di sorrisi lievi e di emozioni forti, di fatica e di soddisfazioni, di passaggi e di conquiste, di una famiglia che è cresciuta ancora e ancora.

Oggi la strada percorsa fin qui ha il viso raggiante e gli occhi brillanti di un Bimbo che gioca come ieri ma si sente più grande col suo orologio nuovo al polso, che ha da poco terminato la sua prima lettura autonoma di un libro intero che ha raccontato per filo e per segno a suo fratello e di cui comincerà a tenere memoria su un quadernetto in brossura come vede fare dalla sua Mamma, che festeggia felice l'arrivo al mare del Papà apposta per il suo compleanno e che ci tiranneggerà per l'intera giornata nel nome dell'oggi comando io.

Tanti auguri, nostro primo Amore Grande!

mercoledì 8 luglio 2009

Amore disinteressato

Papà in 3D, dopo una decina di giorni insieme a noi al mare, è tornato a Milano a lavorare.

Alla mattina, quando apro una nuova giornata trangugiando il mio caffè tra latte al cioccolato, cereali e biberon, mi sento sola.

Quando mi trovo con le tazze della colazione da lavare, i letti da rifare, i bambini da vestire e la crema solare da spalmare, mi sento sola.

In spiaggia, quando devo raggiungere l'ombrellone portando i teli di spugna, gli accappatoi, i braccioli per il Bimbo Grandicello, la borsa, ben due sacchi di giocattoli e la Piccolina per mano, mi sento sola.

Fra piste, castelli, formine, palette e secchielli, sandaletti e costumi, mi sento sola.

All'ora del bagno, quando devo sorvegliare i due fratelli in acqua restando rigorosamente sulla battigia con la sorellina, quando poi devo aiutarli a fare la doccia e ad asciugarsi, sempre con la Piccolina appresso, mi sento sola.

Se ho bisogno di comprare qualcosa e devo farmi largo nei negozi coi tre bambini, mi sento sola.

Rientrando a casa, quando, lasciata l'ascensore al quarto piano, devo salire di un piano per raggiungere la nostra mansarda issando su per le scale la Piccolina, il passeggino e talvolta la spesa, mi sento sola.

Al momento delle docce, quando spoglio, insapono, sciacquo, asciugo e rivesto come in una catena di montaggio, mi sento sola.

A tavola per pranzo e cena, quando devo soddisfare continue e svariate richieste alzandomi dalla sedia un numero imprecisato di volte, mi sento sola.

Di fronte alle due pile quotidiane di stoviglie da lavare ed alle montagne di giochi da riordinare, mi sento sola.

Durante tutta la giornata, quando mi rendo conto che apro bocca solo per dirimere litigi o per rispondere alle solite e sempre incredibili domande da quattro e settenni, oltre ai bisillabi della Piccolina, mi sento sola.

Poi, alla sera, dopo aver lavato una sessantina di dentini e augurato tre volte la buonanotte, quando mi trovo finalmente veramente sola e posso rifugiarmi sul terrazzino col computer ed il telefono per la chiacchierata con Papà in 3D, come faccio a rispondergli con un romantico Mi manchi anche tu e a dirgli che lo amo di un Amore disinteressato?

lunedì 6 luglio 2009

Il beneficio del dubbio

Mamme sotto gli ombrelloni, mamme in riva al mare, mamme in acqua, mamme in passeggiata: questa cittadina, d'estate, è una grande comunità di bambini, accompagnati da nonni, tate e tante mamme. E le comunità di mamme, si sa, possono essere anche molto pesanti da affrontare. Oppure divertenti, se ci si arma di una buona dose d'ironia.

Così, quando le richieste dei bambini me lo permettono, mi guardo intorno e osservo, ascolto, studio comportamenti, toni, atteggiamenti.

Però quest'anno c'è una vocina che mi trattiene dal giudicare frettolosamente la timida, l'imbranata, l'altezzosa, l'invadente, la presuntuosa, l'ansiosa, la distratta, la pigra, l'aggressiva, la fanatica della tintarella o la schiava del telefonino... un'occhiata, un sorriso, un pensiero malizioso e poi il dubbio: non sarà per caso una mamma-blogger?

Allora freno e riconsidero. Perché non è che tra blogger ci si debba risultare tutte simpatiche per forza, però è vero che ci si concede un po' di tempo in più, ci si ascolta e poi ci si fa un'opinione, ma solo dopo essersi date lo spazio per raccontare qualcosa di sé, libere dai preconcetti e dalle prime impressioni che dominano le conoscenze tradizionali.

Ebbene, riconsidero. Ma non per molto, lo ammetto... Perché dopotutto una pagina web si può sempre chiudere, mentre la coabitazione a stretto contatto in spiaggia spesso richiede una grande pazienza e potrebbe anche minare qualche amicizia virtuale, temo.

mercoledì 1 luglio 2009

Un palco riservato

Questa piccola mansarda è un angolino allegro e accogliente, certamente un po' affollato. Ma la vera perla è il terrazzino aperto sul tetto, da cui godiamo di un bello scorcio sull'azzurro del mare, che al tramonto si colora di rosa e alla sera si illumina delle luci che disegnano la baia.

Stasera però non c'è immagine da cartolina che tenga.
Stasera c'è vita qua sotto: c'è un palco, c'è musica e c'è il saggio delle scuole di danza di tutto il circondario.
Stasera i miei tre cuccioli sono seduti per terra a gambe incrociate con la fronte appoggiata al parapetto, dalla loro postazione privilegiata aspettano l'esibizione dell'amichetta vicina d'ombrellone e intanto tengono il ritmo, curiosano e commentano.
La Piccolina batte le manine e i due maschietti sono tutti da ascoltare...