La giornata ha il suo solito
avvio difficile: sonnolenza da inizio primavera, resistenza di Bimbo Grande ad alzarsi dal letto e prepararsi per andare a scuola, capriccio incomprensibile di Bimbo Grandicello per una calzina antiscivolo storta (!), e poi l'abituale frenesia per essere pronti tutti, all'ora giusta, per uscire... e prepara le colazioni, e vesti 1 e vesti 2, e stendi il primo bucato quotidiano, e fai i letti, e accorda il permesso di portare il giochino di casa all'asilo (uno no perché è troppo grande, l'altro neanche perché se si perde è un dramma, finalmente, dopo estenuante trattativa, ecco quello giusto), e vesti te, e magari mettiti qualcosa in faccia per renderti presentabile, e poi (atto assolutamente contro natura) sveglia la Piccolina che ancora dorme profondamente per ingollarle giù il biberon di latte, infagottarla nei vestiti e trascinarla fuori ad accompagnare il fratello all'asilo.
E, come tutte le mattine, ti domandi come, ma ce la fai: Bimbo Grande e Papà in 3D escono puntuali per scuola e ufficio (fuori 1), Bimbo Grandicello arriva appena in tempo all'asilo e viene depositato con pantofoline e bacino di commiato (e fuori 2).
Sensazione di sollievo: sei sveglia da tre ore e tiri il primo respiro profondo.
La prospettiva non è eccitante: hai comunque la Piccolina appresso e quello che ti aspetta è la spesa al supermercato seguita dalle pulizie in casa, ma, tutto sommato, queste saranno le ore più tranquille, prima di ricominciare a correre per le operazioni inverse (e risveglia la Piccolina dal pisolino, e passa all'asilo a riprendere 1, e aspetta venti minuti davanti a scuola per riprendere 2 e poi tira sera dando retta a tutti e 3).
Ma, fin qui, è ordinaria amministrazione.
E, come dicevo, stanno per iniziare le ore migliori.
E invece NO: sulla soglia dell'asilo vieni bloccata dalla classica Mamma So Tutto Io E Faccio Tutto Io Tranne Farmi Gli Affari Miei.
L'imprecazione riesci brillantemente a trattenerla e, anzi, ti stampi persino un bel sorriso di cortesia sulla faccia, ripensi bene al respiro profondo appena tirato e saluti, augurandoti che tutto si possa risolvere così.
E invece NO: non sai nemmeno dire come, ma ti trovi investita da un fuoco di fila di domande, da un interrogatorio serrato sulla tua vita e sul perché di qualsiasi tua scelta:
- e perché non ricominci a lavorare
- e come fai tutta mattina con la Piccolina intorno a fare le cose in casa
- e perché non cerchi qualcuno che ti aiuti
- e come mai il tuo pediatra è X e non Y
- e perché preferisci il parco A al parco B
- e come fai a sopportare tutti e tre i bimbi tutto il giorno
- e come fate tu e Papà in 3D a non avere mai un po' di tempo per voi da soli
- e come fai a non avere mai la mezza giornata per farti le tue cose
- ...
Tu fatichi sempre più a mantenere il tuo sorriso di circostanza che assomiglia ormai a una paresi, sei lì che cerchi le parole per rispondere educatamente e provi persino a giustificarti anche se non hai proprio capito com'è che sei finita sotto processo...
e Quella, senza nemmeno ascoltarti, conclude implacabile:
"Ah, IO non potrei mai!"
(...)
Ecco appunto, TU!
Soffochi l'insulto, saluti di nuovo, ti riprendi il tuo passeggino, la tua ordinaria e squallida giornata faticosa da affrontare e te ne vai.
Il respiro profondo è solo un lontano ricordo, la sensazione che provi è più simile a quella di un pugile sconfitto per ko che a quella che dovrebbe provare una giovane donna che ha appena terminato una delle poche conversazioni con adulti che avrà nella giornata...
e, ancora adesso, ti frulla una domanda in testa:
Ma IO, a QUELLA LI', cosa avrò mai fatto??