lunedì 30 marzo 2009

Lo Zio d'America ai tempi di Skype

Meno male che c'è Skype: abbiamo uno Zio, il mio fratellino, che vive in California, uno scienziato in erba, o cervello in fuga, come si dice adesso.
Un moderno Zio d'America, che i bambini hanno imparato a vedere quasi ogni settimana nello schermo del computer, davanti al quale con naturalezza si esibiscono e dal quale lo Zio li osserva intenerito con in braccio il suo cagnolino che i nipotini vezzeggiano da questa parte dell'Oceano come se potessero accarezzarlo.

La scorsa settimana, come accade al massimo un paio di volte all'anno, lo Zio e la Zia sono arrivati in Italia a trovarci: una decina di giorni carichi di sei mesi d'attesa da parte di tutti.

Dieci giorni sono pochi per noi, per i due nipoti maschi che preparavano grandi sfide a calcetto e per la nipotina che, tanto sorridente davanti al computer, ora si ritrae intimidita e tarda a lasciarsi coccolare.

Dieci giorni sono pochi anche per lo Zio, per farsi contendere da parenti e amici, per portare la moglie a conoscere i luoghi dell'infanzia, per respirare un po' d'aria di casa.

Dieci giorni sono pochi per sbrigare le inevitabili commissioni e cercare di sentirsi anche un po' in vacanza.

I dieci giorni sono finiti e stasera ci abbracceremo e ci saluteremo di nuovo commossi, pensando che, dopo le lunghe ore di volo che ci separeranno un'altra volta, avremo finalmente un po' di tempo per parlare con calma, grazie a Skype.

martedì 24 marzo 2009

Interrogatorio

La giornata ha il suo solito avvio difficile: sonnolenza da inizio primavera, resistenza di Bimbo Grande ad alzarsi dal letto e prepararsi per andare a scuola, capriccio incomprensibile di Bimbo Grandicello per una calzina antiscivolo storta (!), e poi l'abituale frenesia per essere pronti tutti, all'ora giusta, per uscire... e prepara le colazioni, e vesti 1 e vesti 2, e stendi il primo bucato quotidiano, e fai i letti, e accorda il permesso di portare il giochino di casa all'asilo (uno no perché è troppo grande, l'altro neanche perché se si perde è un dramma, finalmente, dopo estenuante trattativa, ecco quello giusto), e vesti te, e magari mettiti qualcosa in faccia per renderti presentabile, e poi (atto assolutamente contro natura) sveglia la Piccolina che ancora dorme profondamente per ingollarle giù il biberon di latte, infagottarla nei vestiti e trascinarla fuori ad accompagnare il fratello all'asilo.

E, come tutte le mattine, ti domandi come, ma ce la fai: Bimbo Grande e Papà in 3D escono puntuali per scuola e ufficio (fuori 1), Bimbo Grandicello arriva appena in tempo all'asilo e viene depositato con pantofoline e bacino di commiato (e fuori 2).

Sensazione di sollievo: sei sveglia da tre ore e tiri il primo respiro profondo.

La prospettiva non è eccitante: hai comunque la Piccolina appresso e quello che ti aspetta è la spesa al supermercato seguita dalle pulizie in casa, ma, tutto sommato, queste saranno le ore più tranquille, prima di ricominciare a correre per le operazioni inverse (e risveglia la Piccolina dal pisolino, e passa all'asilo a riprendere 1, e aspetta venti minuti davanti a scuola per riprendere 2 e poi tira sera dando retta a tutti e 3).

Ma, fin qui, è ordinaria amministrazione.
E, come dicevo, stanno per iniziare le ore migliori.

E invece NO: sulla soglia dell'asilo vieni bloccata dalla classica Mamma So Tutto Io E Faccio Tutto Io Tranne Farmi Gli Affari Miei.

L'imprecazione riesci brillantemente a trattenerla e, anzi, ti stampi persino un bel sorriso di cortesia sulla faccia, ripensi bene al respiro profondo appena tirato e saluti, augurandoti che tutto si possa risolvere così.

E invece NO: non sai nemmeno dire come, ma ti trovi investita da un fuoco di fila di domande, da un interrogatorio serrato sulla tua vita e sul perché di qualsiasi tua scelta:
- e perché non ricominci a lavorare
- e come fai tutta mattina con la Piccolina intorno a fare le cose in casa
- e perché non cerchi qualcuno che ti aiuti
- e come mai il tuo pediatra è X e non Y
- e perché preferisci il parco A al parco B
- e come fai a sopportare tutti e tre i bimbi tutto il giorno
- e come fate tu e Papà in 3D a non avere mai un po' di tempo per voi da soli
- e come fai a non avere mai la mezza giornata per farti le tue cose
- ...

Tu fatichi sempre più a mantenere il tuo sorriso di circostanza che assomiglia ormai a una paresi, sei lì che cerchi le parole per rispondere educatamente e provi persino a giustificarti anche se non hai proprio capito com'è che sei finita sotto processo...

e Quella, senza nemmeno ascoltarti, conclude implacabile:
"Ah, IO non potrei mai!"

(...)

Ecco appunto, TU!

Soffochi l'insulto, saluti di nuovo, ti riprendi il tuo passeggino, la tua ordinaria e squallida giornata faticosa da affrontare e te ne vai.

Il respiro profondo è solo un lontano ricordo, la sensazione che provi è più simile a quella di un pugile sconfitto per ko che a quella che dovrebbe provare una giovane donna che ha appena terminato una delle poche conversazioni con adulti che avrà nella giornata...

e, ancora adesso, ti frulla una domanda in testa:

Ma IO, a QUELLA LI', cosa avrò mai fatto?? 

domenica 22 marzo 2009

Letto oggi, per caso

Da "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery:

"Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti intorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell'oggi per non pensare al domani...

In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l'idea.

Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze.

Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita."


Dedicato, in una domenica malinconica, a chi si sente un po' così.

giovedì 19 marzo 2009

Festa del Papà in 3D

Oggi anche noi festeggiamo il nostro Papà.

Ed io, in particolare, voglio dirgli Grazie.

Perché questa famiglia l'ha voluta e costruita insieme a me,
perché ancora oggi stare con noi è quello che desidera.

Perché guarda i nostri bimbi con gli occhi pieni d'amore,
perché è un papà presente, attento e paziente.

Perché è grazie a lui se posso essere mamma nel modo che ho scelto: non solo perché col suo lavoro mi rende possibile stare a casa coi bambini, ma soprattutto perché condivide e sostiene questa mia decisione di prendermi cura di loro, ne apprezza il valore e ne comprende anche le fatiche.

Perché ci coccola e forse un po' ci vizia.

Grazie, Papà in 3D!


E poi, Auguri a tutti i Papà (anche al mio, ovviamente, cioè al Nonno in 3D)!

domenica 15 marzo 2009

Per chi conoscesse solo Teletubbies e fatine

Lo so che fra qualche tempo dovrò imparare tutto sulle Winx, circondarmi di suppellettili rosa e riprendere la mano con le Barbie.

Mi ricordo anche che all'inizio, come tutti, ce la siamo spassata con gli adrenalinici Teletubbies, i brillanti amici di Winnie the Pooh, i petulanti Little Einsteins ed i simpatici abitanti della Casa di Topolino.

Però un paio di anni fa la nostra casa è stata invasa dai Gormiti, e nulla è stato più come prima.

Passino le avvincenti partite con le carte a colpi di potenza, velocità, magia, mimetismo e psicopotere,
passino anche gli innumerevoli mostriciattoli di gomma colorata disseminati qua e là,
sorvolo sulla lettura di giornaletti e libri narranti la delirante cosmogonia dell'isola di Gorm,
ma aprire la porta di casa ai Gormiti ha significato acquisire familiarità, oltre che con i classici Antico Thorg, Grandalbero, Devilfenix, Armageddon, il Sommo Luminescente, Obscurio, Nobilmantis, Tasarau e Lavion, anche con personaggi del calibro di
Trematerra e Strapparami,
Talps lo Scavabuche,
lo Strappapensieri e Troncannone,
Multiplop l'accerchiatore,
Mangiamente il Mistico,
Linguacida,
Beccoduro il Picchiatore,
Brags il Tristo Mietitore,
l'Oscuro Sanguinolento,
l'Imprevedibile Silente,
l'Immobile Paziente,
Ipnorana la Beffarda,
Tartantica la Veggente
e, udite udite... Buconero l'Inghiottitore.

Ma non solo, perché gli abitanti di Gorm sono moltissimi e poi questi popoli sempre in lotta fra loro si alleano, si mescolano, cambiano nomi, colori e condottieri e così guai a confondersi una serie con l'altra!

Abbiamo visto la prima, la seconda e la terza serie, le serie Mystica, Atomic, Mythos, Energheia, la Final Evolution poi ci ha regalato la speranza di essere vicini all'epilogo...
e invece ecco l'ultima diavoleria: l'Elemental Fusion, con l'ennesimo rimescolamento di flussi energetici e ancora dei nuovi nati:
fra gli altri, Marmacciaio, Rocciaronte,
Marcifoglia, Bu Bamboo
e, forse il mio preferito, Mazzaboscide!

A me sembra di vederli, l'ideatore e i creatori di questa macchina infernale, una banda di miei coetanei (scommetto privi di figli maschi), lì, seduti intorno al loro tavolo, mentre se ne inventano di nuovi... l'altro giorno a voce alta mi sono domandata: saranno sotto l'effetto di sostanze psicotrope o semplicemente si faranno delle grasse risate?

Secondo Papà in 3D, entrambe le cose.

martedì 10 marzo 2009

Cosa può dirti una libreria

E pensare che tutto è cominciato con Facebook.
Qualche mese fa mi sono iscritta anch'io al social network globale: all'inizio un grande entusiasmo, la sensazione di aver l'occasione di mantenere contatti resi difficili dalla vita casalinga, di poterne recuperare altri, poi, oltre a qualche effettivo vantaggio, la scoperta che, tutto sommato, se alcuni rapporti si erano lasciati andare è proprio perché da dirsi non c'è ormai molto, e così un progressivo ridimensionamento dello strumento.

Però, per vie più o meno traverse, è stato Facebook che mi ha portato a conoscere il fenomeno del mommyblogging: qui, al contrario, dopo un'iniziale diffidenza, sono stata rapidamente inghiottita dal vortice, per lo meno come lettrice, proprio per la scoperta opposta, di poter avere molto in comune, per interessi e sensibilità, con persone mai viste prima.
E, dopo poco, è arrivata anche la tentazione di avere un blog tutto mio: vuoi vedere che, con questa mia vita così fuori moda, sottovalutata e apparentemente sempre uguale, ho anch'io qualcosa da dire? e magari ci sarà persino qualcuno che ci troverà qualcosa di interessante?

Ci ho provato, ho anche rispolverato qualche nozione di html e, nel tentare di rendere un po' più intima la mia pagina, seppur nell'anonimato della blogosfera, mi è venuto spontaneo pensare di raccontare qualcosa di me attraverso un elenco di libri in lettura e finiti di recente.
Cercando qua e là delle immagini, mi è capitato così di entrare nella grande libreria virtuale aNobii: un altro social network, ma questa volta con la motivazione della lettura.
Mi è parso bello che, come spunto di conoscenza e confronto, si condividano i libri amati o semplicemente letti, recentemente ma anche nel passato.

Così mi sono imbarcata nel recupero della mia libreria personale, ma non credevo che questo esercizio di memoria mi avrebbe detto tanto.

Ringraziando la mia mamma che, oltre a trasmettermi la passione per la lettura, mi ha insegnato l'abitudine ad appuntarmi tutti i libri letti, sono andata a prendere il mio quadernetto.
Eccolo qui: in carta fiorentina, con tutti i titoli, gli autori e il mese di lettura... un lungo elenco, tante pagine, in cui si vede il cambio di grafia che da bambina diventa adulta.

Il primo romanzo che, a otto anni e mezzo, ho orgogliosamente terminato è - lo ammetto - Anna dai capelli rossi: è vero, non una grande opera, ma ricordo ancora l'emozione per il mio primo libro da grande, di quelli con la copertina rigida e senza figure!
Poi riscopro tanti titoli, anche di libri che avevo dimenticato e che per lo più non ho più con me perché mi erano stati prestati o sono rimasti nella mia casa di ragazza o, addirittura, nella casa di campagna dei nonni...
Però, rileggendo e trascrivendo al computer, rivedendo le immagini delle copertine, tanti ricordi riaffiorano da lontano e mi sembra quasi di risentire l'odore delle pagine.
E così, attraverso titoli e date, ripercorro un po' della mia storia.

Ci sono i libri letti da bambina, romantici o d'avventura, con cui ho sognato e che in un modo o nell'altro mi hanno formata.

Poi rivedo l'entusiasmo dell'adolescenza, coi libri divorati e amati alle medie: storie di amicizia e di introspezione, talvolta un po' mistici.

Poi l'impegno degli anni del liceo, con i grandi classici, iniziati e terminati tutti da secchiona, ma - liberi di non credermi - anche molto apprezzati.

Poi distinguo chiaramente gli anni dell'università, con le letture d'evasione adatte ai viaggi in metropolitana e ad alleggerire la mente dalle fatiche degli studi scientifici.

E riconosco anche i libri letti perché cari al fidanzato: un po' come Julia Roberts - Sposa in fuga che ama le uova cucinate al modo che piace al fidanzato di turno, anch'io mi sono fatta spesso influenzare, solo che io con Papà in 3D ci sto praticamente da tutta la vita, così l'impronta forte c'è ed è la sua!

Poi, più di recente, vedo quattro o cinque anni di blackout, di quasi analfabetismo di ritorno, e rivivo gli anni della mancanza di sonno, dell'allattamento pressoché continuo sul divano ed il conseguente abbrutimento davanti alla tv spazzatura, gli anni in cui le uniche letture sono state siti sulla gravidanza e consigli pediatrici online...

Ed ecco, per fortuna, negli ultimi mesi, la riconquista di un po' di tempo, quando finalmente alla sera i bimbi dormono e la casa piomba nel silenzio, e così di nuovo qualche preziosa lettura: pagine scelte con cura, non più da divorare tutte d'un fiato, ma da centellinare come un piacevole ristoro prima che il sonno vinca.

giovedì 5 marzo 2009

Il Topo dei Denti, Babbo Natale ed i fratellini

Ieri il mio Bimbo Grande ha perso il suo sesto dentino da latte e l'avvenimento è stato celebrato, come ormai è consuetudine, con un'esultanza degna di un goal decisivo nella finalissima: braccia alzate, giri di campo col trofeo in mano, mancava solo che si levasse la maglietta.

E' vero che il Topo dei Denti sinora non ha sbagliato un colpo: sei dentini, sei Gormiti introvabili senza mai cadere in un doppione!

Però lo guardavo festeggiare e mi chiedevo: questo è lo stesso Bimbo Grande che mi martella di domande esistenziali e non, che mi incalza con la sua logica schiacciante pretendendo spiegazioni su ogni avvenimento, notizia e fenomeno naturale?

Fra l'altro devo dire che di solito cerco di soddisfare la curiosità dei miei figli senza utilizzare argomenti troppo fantasiosi, sforzandomi di presentare loro la realtà, magari un po' edulcorata e semplificata, ma nel modo più sincero possibile.

Questa dei regali è forse l'unica favola che, da quando sono piccoli, portiamo avanti con coerenza.

Da queste parti infatti non passa solo il Topo dei Denti, ma anche il buon vecchio e generosissimo Babbo Natale e persino il fratellino e la sorellina, nascendo, si sono presentati con dei gran bei regali: non si sa come, piccolini e venendo proprio da lì, dalla pancia della mamma, sono riusciti ad azzeccare doni graditissimi (e anche piuttosto voluminosi) che attendevano i fratelli maggiori, emozionati e un po' intimoriti, alla loro prima visita in ospedale. Regali significativi, che ancora oggi vengono ricordati insieme a quei primi e delicati momenti.

Così ci penso e con grande tenerezza mi chiedo: ci crede davvero? o porta avanti con lealtà un nostro tacito e segreto accordo?

Comunque non sarò sicuramente io a far finire la favola: stanotte è passato di nuovo l'infallibile Topo dei Denti e, quasi quasi, mi sa che appenderò anche un cartello fuori dalla porta: avanti, prego, se portate regali, siamo pronti a berci qualsiasi storia!

lunedì 2 marzo 2009

Un bimbo, due bimbi, tre bimbi

Insieme fin da quando eravamo ragazzini, io e Papà in 3D speravamo di poter diventare genitori e sognavamo una grande famiglia.

E' nato il nostro Bimbo Grande e abbiamo conosciuto una gioia che non avevamo mai immaginato, ci sentivamo talmente ubriachi di felicità che, aspettando il nostro secondo bambino, ci domandavamo se fosse possibile innamorarsi ancora così.

Ma, quando abbiamo avuto fra le braccia anche il nostro Bimbo Grandicello e poi ancora la nostra Piccolina, abbiamo capito che ogni volta si rimane senza fiato, si perde la testa e che davvero l'amore non si divide, ma, anzi, se è possibile, si moltiplica.

E si moltiplica la gioia nel vederli giocare insieme, confabulare e scherzare,
si moltiplica la tenerezza nel vederli tenersi per mano e nel sentire i tre respiri che si mescolano quando, rapiti, li si guarda dormire,
si moltiplica la soddisfazione nel vederli crescere così vicini e simili ma tanto diversi.

Certo, si moltiplica anche la fatica e si moltiplicano le preoccupazioni,
e poi si divide: si divide il tempo, si dividono lo spazio e le cose,
si dividono le energie, si dividono le attenzioni,
si divide anche la pazienza.
E aumentano le regole, i compromessi, le responsabilità.

Però continuo a pensare che l'aver dato ai miei bimbi i loro fratelli sia una grande ricchezza.

E, qualche giorno fa, il nostro Bimbo Grande, che avrebbe anche tutti i diritti di non poterne più, ci ha chiesto: "Perché non ne fate un altro, di fratellino?".
Sono rimasta un attimo senza parole e poi: "No, amore mio, in questo momento non pensiamo che avremo un altro bambino".

Ma, fra me e me, ho pensato: vuol dire che non sente che i suoi fratelli gli possano aver tolto qualcosa... e mi è sembrata una cosa proprio bella.